La Fonte Acquariana

La Fonte Acquariana Centro studi e diffusione di FilosofiaAcquariana, TecnicaVibrazionale e ArtePsichica di BabaBedi XVI

La Fonte Acquariana è una libera associazione, nata nel 1992 grazie all'incoraggiamento e il sostegno attivo di Baba Bedi per le seguenti finalità:

1) divulgazione dei principi Filosofici, Antropologici, Terapeutici e Cosmologici Acquariani elaborati da Baba Bedi, per apportare dinamiche positive nuove nella vita individuale e sociale.

2) Applicazione della Tecnica Vibrazionale per alleviare la

sofferenza umana.

3) Attivazione e sviluppo della dinamica Acquariana “SENSIBILITA’ PSICHICA” per l’educazione dei TALENTI ARTISTICI e di ogni capacità individuale, affinché la PERSONA senta di realizzarsi nella vita e nel proprio cammino evolutivo,

e si incarica di:

A) Formare, tramite sessioni di studio individuale e collettive, operatori ed insegnanti di Tecnica Vibrazionale

B) Istruire, tramite percorsi formativi, educatori per l’Espressione Psichica dell’Arte

Lettura per l'estate n° 6 (ultima del ciclo estate 2026)LA COSCIENZA E LO STATO DI ESTASI - di Baba Bediestratto da "La ...
03/09/2026

Lettura per l'estate n° 6 (ultima del ciclo estate 2026)
LA COSCIENZA E LO STATO DI ESTASI - di Baba Bedi
estratto da "La Coscienza Occhio dell’Anima” (Zanfi Editori-1991)
Prima di discutere la natura del legame tra Coscienza e stato estatico dobbiamo capire che cos’è l’estasi e definirla.
Il primo passo per conoscere lo stato dell’estasi è il riconoscimento che questa esperienza non è propria di alcuna religione, non è limitata a nessuna razza e non è legata all’essere o al non essere credente. L’estasi, come stato di esistenza, appartiene all’essere umano globalmente e interessa la totalità dell’universalità.
L’universalità dell’estasi è collegata ad uno stato della Coscienza che è intimamente legato alla nascita della Creazione stessa e che trascende tutti i limiti che anche la matematica ha riconosciuto. I numeri in matematica iniziano dall’uno e vanno fino al nove; poi inizia il secondo ciclo dei numeri, dal dieci in avanti. Il numero uno indica la nascita della Creazione, il momento di inizio dell’esistenza stessa. Ma la non esistenza, che ha agito come madre della Creazione, dov’è sparita? La Creazione è stata generata dal ventre del nulla. Per osservare gli stadi progressivi dell’estasi, dobbiamo iniziare da zero e andare fino al nove, che rappresenta la Creazione al raggiungimento della sua finalità.
I vari stadi dello stato di estasi vanno dalla non esistenza, che è un estremo dello spettro, allo stadio finale della Creazione, che costituisce l’altro estremo. Questa completezza dello spettro, dalla non esistenza alla finalità della Creazione, costituisce l’universalità dell’estasi nel suo legame inalienabile con la realtà della Creazione.
Che cosa c’è nell’anima umana che agisce da catalizzatore per lo stato di estasi?
La dinamica è lo stato di Meraviglia. Questa dinamica opera per aprire le porte del non conosciuto e far cadere il velo dell’invisibile. Sono le urgenze della Luce, parte dell’anima umana, che portano all’esperienza di intimità con tutto ciò che esiste. Questa intimità opera come “madre del sentimento di Unità”; del sentirsi indivisibili dalla Totalità, cioè da tutto ciò che esiste nel regno del visibile e dell’invisibile.
La Coscienza umana agisce come Occhio dell’Anima. Il movimento generato dalla dinamica della Meraviglia fa espandere la Coscienza umana in cerchi concentrici e l’estendersi dell’onda crea un sentimento di unità e intimità. Ogni millimetro d’estensione dell’onda rivela alla Coscienza umana la realtà dell’esistenza. Lo stato di estasi è intimamente collegato all’Illuminazione della Coscienza, l’organo centrale dell’esistenza.
Lo stato di estasi agisce come protagonista per illuminare la Coscienza umana, sempre più, fino alla Coscienza del Santo.
Il fatto che la dinamica della Meraviglia, da cui scaturisce lo stato di estasi, agisce per illuminare la Coscienza, mostra che l’esperienza estatica è collegata, prima di tutto, all’Illuminazione della Coscienza.
In secondo luogo, lo stato estatico crea maggiore intimità nell’ambito della Creazione e fa nascere il sentimento che “tutto è uno”. Così lo stato estatico agisce come strumento potente e come sorgente sacra del sentimento ecologico che deve essere vissuto ogni giorno della nostra vita. Un mistico vive la propria vita attimo per attimo e in questo modo si sente unito con il tutto.
L’estasi ha cinque dimensioni: la globalità, l’universalità, la dinamica della meraviglia, il sentimento che tutto è uno e la finalità dell’estasi: l’Illuminazione della Coscienza e la nascita in noi del sentimento ecologico.
Lo stato di estasi è completamente diverso dalla contemplazione o dalla meditazione.
Con la volontà possiamo metterci a sedere comodamente e cominciare a meditare o contemplare, ma non possiamo produrre lo stato estatico. Lo stato di estasi è sempre pilotato dallo stato di meraviglia, nel quale non siamo coscienti che stiamo volando via dal mondo che ci circonda e da noi stessi. Questa è la natura dello stato estatico. Un Santo, un Mistico, un Saggio che è seduto, sveglio e cosciente, improvvisamente si sente estraneo all’ambiente e comincia a volare via verso il non essere.
Quando si perde il senso dell’ambiente si comincia a volare verso lo stato del non essere.
Il processo di volare verso il non essere ha tre fasi: estraniazione dall’ambiente, perdita del senso del corpo e percezione della non esistenza.
Possiamo avere un’esperienza visiva del primo stadio.
1) Immaginiamo un mistico seduto che sta parlando con la gente. C’è la folla intorno a lui, poi d’improvviso, si sente estraneo; la luce del sole non c’è più e la luce della luna piena comincia ad apparire. Nel momento in cui appare la luce lunare egli comincia a non sentire più il corpo. Il volare via e il non sentire più il corpo sono come la luna che cala e se ne va. Pian piano la luna sparisce e le stelle appaiono in cielo. Da questo momento l’immagine visiva va verso il non essere. Non essere vuol dire zero. In questo stadio, in cui le stelle non ci sono più, il mistico sperimenta solo il vuoto, vuoto dentro e vuoto fuori. Questa esperienza del vuoto è il primo passo verso la seconda fase dello stato estatico.
Nello stato di vuoto il sistema sensoriale è sospeso.
2) Quando il mistico giunge alla seconda fase, tutti i cinque sensi sono di nuovo svegli. In questo stato di risveglio i sensi non ricevono alcun impatto dall’esterno, come una finestra chiusa e aperta nello stesso tempo: aperta a ciò che viene da dentro e chiusa a ciò che viene da fuori. Quale movimento c’è quando i cinque sensi non ricevono alcun impatto dall’esterno? Il movimento dell’emanazione della Percezione Psichica. L’emanazione della Percezione Psichica, che fluisce da dentro, va prima verso il cuore, poi dal cuore passa ai sensi i quali ricevono l’impatto. Così la Coscienza ha la percezione totale, come se guardasse in uno specchio. Niente viene perduto. Nella trasmissione della Sensibilità Psichica, l’impatto ricevuto dai sensi, malgrado la loro capacità limitata, è totale e anche la percezione della Coscienza è totale. Nella seconda fase dell’estasi, qual’ è il contenuto della trasmissione della Sensibilità Psichica alla Coscienza? Per rispondere dobbiamo prima chiederci: che cosa vuole o cerca un mistico? Il mistico cerca, con tutta la sua anima, il legame che lo tiene unito alla totalità del Creato come entità indivisibile. Poiché questa è la richiesta dell’anima del mistico, l’emanazione della Sensibilità Psichica è corrispondente al punto del cammino dove il mistico è giunto e da lì prosegue. Ogni esperienza estatica estende l’area della Conoscenza. In questo modo, nella seconda fase dello stato di estasi, si aprono le porte della sorgente della Conoscenza Esoterica e la Percezione Psichica stabilisce un legame tra la Coscienza e la Sorgente Esoterica.
3) Nella terza fase si comincia a sperimentare e a sentire l’essenza dell’unità: sentire il tutto nell’immensità dell’uno. Quali sono i quattro elementi di base che costituiscono i quattro pilastri dell’edificio della Creazione sulla terra? Il fuoco, l’aria, l’acqua e la terra stessa. Il mistico cerca il legame di unità e le diverse interazioni dei quattro elementi primari che danno origine alle differenti entità. In realtà il mistico sperimenta l’interazione dei quattro elementi attraverso i cinque sensi e inoltre sperimenta l’impatto di questa interazione su tutti i sette sistemi fisici e sui sedici Centri Vibrazionali che appartengono all’anatomia umana. L’Occhio dell’Anima, che è la Coscienza e l’Occhio della Luce, che è la Sensibilità Psichica, diventano una cosa sola. Avviene così la fusione che fa nascere la Percezione Totale. In questo modo la dualità esistente tra la percezione della Forza Vitale e la percezione della Luce che è nell’anima, diventano unità.
4) Nel quarto stadio dell’estasi l’occhio del mistico cerca guardando solo verso l’Uno che è Onnipotente Creatore. All’inizio della quarta fase, entrambi gli Occhi dell’Anima, l’Occhio della Luce e l’Occhio della Forza Vitale, guardano la totalità del Creato. La luminosità di questa conoscenza fa espandere la Coscienza verso i limiti estremi della Creazione.
5) Quando comincia la quinta fase, l’Occhio dell’Anima non guarda verso il Creato, ma verso il Creatore. Questo è il salto qualitativo della quinta fase. Nella quinta fase, stranamente, comincia un processo opposto: il processo di contrazione. Prima, fino al quarto stadio, c’era l’espansione della Coscienza; adesso ha inizio la contrazione. Nelle prime fasi dello stato di estasi, poiché la conoscenza del Creato aumenta sempre di più, la Coscienza si espande. Ora che l’occhio è volto al Creatore, la Coscienza diventa sempre più piccola. Guardando verso il Creatore, non solo la Coscienza si sente sempre più piccola, ma l’anima si sente perduta nello stato di assorbimento. Il senso di perdere sé stesso è espresso in un verso di un mistico indiano, Hazrat Chisti:
“La perdita del sé è l’essenza dell’identità. Il fulmine della Tua grazia, o Creatore, ha ridotto in cenere, non solo me stesso ma anche la coscienza del sé”.
Questo è il vero significato del canto del mistico, quando dice: “Più piccolo è più grande”.
In questo modo, nella quinta fase dell’estasi comincia il fenomeno dell’annientamento e tutta l’anima canta “Tutto Tuo”.
“Tutto Tuo” è la risonanza creatrice dello stato d’animo che si sente perduto nell’adorazione. L’adorazione che fluisce dalla profondità dell’anima porta il mistico verso il sesto stadio, che possiamo definire l’inizio dell’estasi divina.
6) Nel sesto stadio l’occhio si apre all’annientamento. L’anima umana si interroga così: “Oh uomo, così perduto nell’adorazione del Creatore, ancora dici IO SONO TUO! L’io sopravvive ancora dentro di te!”. Questo concetto è illustrato nella storia dell’eremita che ha rinunciato a tutto e che sente una voce: “La porta di Dio è aperta a tutti”. Ispirato da questa voce misteriosa, l’eremita va e bussa alla porta di Dio. Una voce da dentro chiede: “Chi è?” e l’eremita risponde: “Sono io, il tuo amante, il tuo devoto”. La porta non si apre. Affranto, col cuore a pezzi, l’eremita ritorna sul cammino e comincia a pensare che forse la sua austerità non è completa e i suoi digiuni sono troppo modesti. Dopo dieci anni di digiuni e lacrime, egli torna a bussare alla porta di Dio. Di nuovo la voce chiede: “Chi è?” – “Sono io, il tuo amante distrutto e disperato”; risponde l’eremita, ma la porta non si apre. Quando torna per la terza volta la voce chiede ancora: “Chi è?” L’eremita risponde: “Sono te” e la porta si apre. Allo stesso modo, nel sesto stadio dell’estasi, l’io sparisce. L’affermazione “sono tu” si trasforma in “sei tu”.
Guardando verso Dio l’io va in pezzi e questo momento benedetto fa scaturire il settimo stadio dell’estasi divina. Nel sesto stadio dell’estasi si è completato il processo di annientamento.
7) Ora inizia la settima fase, quella dell’Abbraccio Divino. L’anima del mistico arriva alla luminosità circolare di Dio, che visivamente appare come la luminosità che circonda un sole d’oro e vi entra. Alla vista della luminosità del sole d’oro, la dinamica della meraviglia genera nell’anima umana una strana irrequietezza e proietta milioni di domande, come un mare di punti interrogativi. In questo modo, sotto l’impatto dell’ispirazione divina, le onde della meraviglia illuminano la Coscienza che comincia a muoversi verso la sorgente, la Coscienza Cosmica. Al settimo stadio c’è il movimento verso la Coscienza Cosmica.
Il grande santo musulmano Hazrat Qutb-al Din di Mehrauli cantò questo momento sacro così:
“Coloro che sono uccisi dalla spada della tua volontà, o Signore, per loro, ogni momento una nuova vita giunge dalla sorgente invisibile”.
Mentre i musicisti mistici cantavano questo verso, il Santo entrò in uno stato di estasi divina e rimase in questo stato di beatitudine per quattro giorni, e in questo stato di beatitudine morì. In questo modo la dinamica della meraviglia che interviene nello stato estatico conduce all’Abbraccio Divino, per arrivare alla finalità dell’intimità col tutto, quando l’anima canta: “Tutto è uno”.
Complessivamente le fasi dello stato di estasi sono nove.
Circa le due fasi finali dell’estasi divina, l’ottava e la nona, solo Dio e i suoi Profeti e Santi possono illuminarvi, non un peccatore come sono io!

Lettura per l'estate 5GLI ALTRI - conferenza di Baba Bedi - 21 marzo 1989 dopo “IO” - 13 dicembre 1988 e “TU” 31/01/1989...
22/08/2026

Lettura per l'estate 5
GLI ALTRI - conferenza di Baba Bedi - 21 marzo 1989
dopo “IO” - 13 dicembre 1988 e “TU” 31/01/1989

Oggi parliamo degli "altri". Se "io" è il primo cerchio della totalità nella dimensione della personalità, il "tu" rappresenta il secondo cerchio concentrico negli aspetti dell'intimità e del non conosciuto e non conoscibile; nasce poi un terzo cerchio concentrico che definiamo "gli altri".
Nel momento in cui ho pensato alle parole ''gli altri", è apparsa subito davanti ai miei occhi la visione di un muro, simile al muro di Berlino, che divide donne, uomini e bambini della stessa cultura, della stessa origine e nazione in due diverse unità contrapposte. Mi è nato un’interrogativo: per quale ragione è giunta l'immagine del muro di Berlino? Un momento di riflessione e ho riconosciuto che essa era arrivata grazie a Jean Paul Sartre, il quale, a chi gli chiedeva la sua definizione di inferno, aveva risposto: gli altri. Così nasce, viene all'esistenza, un muro che esclude totalmente gli altri e la persona, necessariamente, comincia a guardare a loro come fiamme dell'inferno.
Sartre è uno dei più conosciuti filosofi dell'esistenzialismo. L'affermazione di sé, in termini di esistenzialismo, era una finalità obbligatoria che ha condotto alla formulazione secondo cui ogni cosa, ogni elemento, o persona che è attorno all'individuo, esiste solo come barriera per la sua libertà; libertà di movimento, di essere un ostacolo nella strada della propria realizzazione.
In quest’ottica, l'esistenzialismo, come filosofia sociale, aveva toccato il fondo: la persona ritiene che chiunque le sia intorno è in grado di bruciare le sue aspirazioni e sente il proprio essere come in mezzo alle fiamme. In questo modo diviene vittima del complesso di persecuzione per cui tutti esistono solamente per fare del male.
In questa condizione, come si guarderà alla gente che vive attorno, per la quale si sente paura in ogni momento della vita? Il guardare agli altri con queste modalità viene definito con un nuovo termine: paranoia. La filosofia dell'esistenzialismo ha dunque fatto nascere i termini di ''persecuzione sociale" e di "paranoia".
Questi due gemelli maligni non si sono originati dal niente. L'amarezza, la delusione e la sofferenza create da due guerre mondiali avevano agito da catalizzatori per la nascita dell'esistenzialismo, quale modo di guardare la vita. Come reazione a catena, poi, l'inquinamento che pervadeva il clima sociale e che aveva creato il senso di persecuzione e la paranoia, portarono verso il fenomeno dell'alienazione sociale.
É l'alienazione sociale che ha manifestato il suo potere facendo nascere il movimento Hippy e dando inizio all'era scura della droga; un'era in cui la parola magica dell'autoaffermazione era ''mi faccio". Una persona, quando si droga, dice "mi faccio". Tale affermazione ha una risonanza composta: da una parte dalla soddisfazione, dall'altra dalla ribellione.
La storia dell'uomo ha percorso una strada piena di sassi e tanti concetti, coerenti o contradditori, hanno catturato la testa e il cuore dell'individuo e delle genti. Ma il vento del cambiamento ha sempre portato via i concetti che non erano più validi, come foglie secche.
Un eremita ha abbandonato la compagnia degli uomini, dando la preferenza al vivere tra le pian-te e gli animali per diventare uno con Dio. Sperava che la sua denigrazione della più alta delle specie, quella umana, gli desse il diritto di sedere alla destra di Dio, in Paradiso. Un premio per avere svalutato la più bella manifestazione del creatore: l'essere umano.
Allo stesso modo, ogni religione ha contribuito alla sottovalutazione della vita terrena e ha così denigrato l'esistenza sociale sulla terra. In questa situazione la preferenza, in termini religiosi, non era sul vivere in modo felice un’armoniosa vita sociale, ma l'enfasi è andata verso i conventi e i monasteri, al punto che un prete, il giorno di San Valentino dell'anno scorso, ha ritenuto di consigliare agli innamorati di baciarsi molto leggermente, senza passione. Come fiocchi di neve, non di più.
La gloria della Grecia, con Pitagora, ha guardato verso le entità celestiali che dovevano scendere sulla terra ad investire la vita umana di armonia e felicità; quella stessa armonia e felicità in cui vivono i pianeti e le stelle, ciascuno esprimendo la sua qualità pienamente, senza le interferenze di altri, in totale libertà di azione e di movimento.
Il rispetto per la libertà altrui, vivendo la propria libertà individuale e le proprie potenzialità, in termini terreni, venne definito da Socrate come “bellezza”. Ogni azione e pensiero che faccia violazione alla bellezza doveva essere eliminato come inutile e antisociale. Il concetto socratico di bellezza riconosceva che solo ciò che è bello è utile. Platone applicò tale concetto all'esistenza sociale e definì la bellezza nella vita sociale: “giustizia”.
La giustizia platonica doveva essere applicata alle relazioni fra gli esseri umani similmente a quelle che esistono in natura e la governano: cosi Platone divenne il maestro fondatore delle scienze sociali.
In seguito, Aristotele, cosi cosciente dell'appartenenza degli esseri umani alla natura, scoprì il modo in cui l'uomo può essere riconosciuto attraverso lo studio della sua fisionomia, attraverso la forma del suo viso e del suo corpo. In tal modo divenne il maestro fondatore dell'arte della fisionomia, scoprendo l’esistenza del legame fra gli oggetti, le entità e le diverse parti dell'essere umano.
Ora siamo coscienti che l'indagine della natura del legame tra io e gli altri è nata con Platone e Aristotele. Questi concetti hanno viaggiato nel sentiero della storia con varie facce. Ad esempio, il legame fra gli esseri umani era guardato da Nietzsche con gli occhiali neri del nichilismo, che poneva un grande interrogativo sulla validità e sull'utilità della vita stessa. Io, tu, gli altri erano termini spariti dalla circolazione, in Nietzsche.
Successivamente è stata elaborata una nuova dimensione di questi legami nel positivismo di Kant e nel realismo di Goethe. Il clima del guardare con l'occhio dell'ottimismo il legame sociale era molto stimolato dalla musica trascendentale di Bach, che ha dilatato le frontiere degli altri anche verso le entità celestiali. Perché la sua musica partiva dalle stelle e saliva? Perché per lui le stelle e i pianeti facevano parte degli altri.
È la gloria di Beethoven che ha creato un inseparabile legame d’intimità tra entità celestiali ed entità terrestri, capace di divenire una grande forza per creare armonia tra gli esseri sociali. Non sentendosi contento del solo concetto astratto di armonia, riflesso della musica di Beethoven, Mozart è entrato nell'ambito sociale e nella sua musica ha conferito grande forza e potenza ai concetti che erano la base e l'idealità della Rivoluzione Francese.
Per Wagner non era sufficiente dare supporto morale agl’ideali di libertà. La battaglia per il benessere degli altri, che erano repressi, doveva essere fatta, se necessario, anche con il sangue. In tale modo la sua musica - nata perché era pienamente cosciente della miseria umana e legata al benessere degli altri - era un riflesso della grande compassione per gli esseri umani.
Successivamente, Jean-Jacques Rousseau apre il suo immortale "Contratto Sociale", opera grandissima, favolosa, con "l'uomo è nato libero, ma dappertutto è incatenato''. Ecco il padre della Rivoluzione Francese! Non solo tutte le catene che sono su di me, ma tutte le catene che sono sugli altri, repressi, sono diventate la finalità dell'elaborazione di Rousseau e della musica di Wagner, la quale suona con la risonanza dei campanelli della ribellione, per il beneficio degli altri. La stessa dinamica si manifestò nel campo dell'indagine scientifica, con la scoperta da parte di Newton della legge di gravitazione, base cosmica del legame che unisce tutto il manifestato.
Ancora una volta ecco demoliti i muri della separazione. Conseguentemente è dunque sparito il concetto di "io" e di "altri": se tutto è uno, come nel corpo umano, come posso pensare che le mie braccia sono diverse dalle mie gambe? Sono esse staccate dalle mie gambe, sono "altri"? Solo la loro funzione è diversa, ma entrambe sono parte di me.
Diventiamo cosi coscienti che la scoperta di Newton, la legge gravitazionale che tutto unisce, ha fatto nascere il sentimento olistico, che oggi è la madre del sentimento ecologico. Osserviamo ora, con l'occhio dell'umorismo, come una mela abbia cambiato il destino dell'uomo per due volte: la prima quando ha agito da catalizzatore e Adamo ed Eva sono stati cacciati dal Paradiso; la seconda quando attirò lo sguardo di Newton, che scoprì l'esistenza della rete gravitazionale che tutto unisce. Per il primo caso fu una benedizione, secondo me, che l'uomo sia uscito dal Paradiso terrestre, piuttosto che restare eternamente in compagnia degli Angeli; per il secondo, dobbiamo ringraziare la mela per il sentimento olistico, il quale ha fatto nascere la poesia romantica di Byron, di Shelley, e la poesia di Keats, nella letteratura inglese.
Dall’altro, il grande saggio francese Montesquieu ha mantenuto la sacralità dell'esistenza umana e ha chiesto il riconoscimento della dignità dell’uomo, dal punto di vista individuale e collettivo. Per questa sua colpa, egli ha pagato un prezzo molto alto, dato che al suo funerale nessuno degli esponenti della letteratura e dello stato sociale era presente, se si eccettua Diderot, unico tra gli intellettuali.
In tal modo Montesquieu ha tragicamente condiviso la stessa sorte toccata a Mozart che, considerato dai ceti borghesi persona molto indesiderata per aver composto musica per la Rivoluzione Francese, non fu accompagnato al cimitero nemmeno da sua moglie.
La terza dimensione rappresenta la totale rottura con il passato ed è legata all'ideologia marxista. Il marxismo ha demolito tutti i muri che separavano l'io dagli altri in quanto individui e ha diviso l'umanità in due classi. Due classi faccia a faccia: sfruttatori e sfruttati. Marx, nella sua analisi, afferma che nella logica del capitalismo i legami interpersonali sono destinati a cambiare radicalmente. In futuro essi non sarebbero governati dalle urgenze umane per la socialità, ma esclusivamente e puramente da interessi economici. In tal modo l'identità dell'io e degli altri si modificherebbe: non più socialità, ma vantaggi e svantaggi dei legami sociali. Marx ha affermato che, in quest’ottica, se un uomo invita un amico a cena è per mostrargli il suo nuovo sofà. Oggi, potremmo dire che il secondo ricambierà con un invito per esibire il nuovo televisore. Solo le comodità governano, non le urgenze umane. Allora, secondo Marx l'eliminazione dello sfruttamento attraverso la guerra di classe rivoluzionaria è l'unico modo per mettere in ordine il legame sociale.
La paura dell'estinzione e della guerra da parte degli sfruttati, i lavoratori, ha fatto nascere il pensiero del grande sociologo John Stuart Mill: come fare perché i miserabili e gli sfruttati si sentano meno miserabili e in tal modo siano meno pericolosi? É quest’indagine disperata che ha dato origine, nel campo della sociologia, al concetto di stato di benessere sociale.
Da una parte vi erano le urgenze impellenti della Coscienza umana, la cui finalità era il divenire illuminata, dall'altra la richiesta materialistica di dare un respiro di sollievo agli sfruttati: queste componenti hanno fatto nascere il concetto del garantire il maggior benessere ad un più grande numero di persone. Non benessere per tutti, ma per il più gran numero! Questa concezione trovò eco nella filosofia di Tocqueville, in Francia. Ma fu solo la grandezza di Giuseppe Mazzini che fece nascere il concetto di stato democratico, il quale, nella sua essenza, consisteva nella demolizione dei muri che separavano i governatori, nati tali, e gli altri, i governati. Garibaldi, poi, ha trasformato lo stato democratico in una realtà con la partecipazione piena dei governati al governare.
Giungendo a questo punto della storia, ci troviamo faccia a faccia con una grande commedia, oppure con una grande tragedia: la battaglia per i diritti degli altri contro la prepotenza della classe dei governanti è giunta alla sua finalità, anche in modo formale, cent'anni dopo Mazzini e Garibaldi e duecento anni dopo la Rivoluzione Francese! Come mai? Solo quest'anno, nel 1989, anno benedetto, si è formalizzato il consenso sui diritti umani. A Vienna, infatti, centoquaranta paesi sono giunti a concordare, internazionalmente, il riconoscimento dei diritti umani.
Se noi osserviamo la luce di questa strana realtà, che fa girare la testa, ci appare molto chiaro e comprensibile il fattore che ha agito da catalizzatore per la nascita dell'esistenzialismo. L'esistenzialismo era nato dalle urgenze vulcaniche di essere sé stessi. Chi impediva all'individuo di andare avanti nella propria strada? Gli altri, definiti, in questo contesto filosofico, con il termine di "inferno". Le fiamme dell'inferno hanno cosi distrutto il sentimento fraterno fra gli esseri umani; la filantropia non ha nessun posto e l'universalità del legame esistente fra tutto ciò che è creato ha perduto il suo valore.
Quindi l’esistenzialismo ha toccato il fondo nero della filosofia sociale. A parte ciò che sta succedendo in Europa, il vento del cambiamento è arrivato anche dall'altra parte dell'Atlantico. In America, nel nostro secolo, il progresso tecnologico è andato avanti. Con quali conseguenze? I valori umani sono spariti.
Negli anni venti qual’ era la credenza in America? La macchina è Dio e il dollaro il suo profeta. La conseguenza è che nei film americani, almeno trenta volte a film, sentiamo la parola dollaro. Assistiamo ad un film italiano e non parlano mai di lire. A quale punto sono arrivati i valori sociali? La divinità del dollaro come profeta di Dio ha portato verso il declino dei fattori umani con la ovvia, parallela, caduta della valutazione degli altri: non la personalità umana, ma il potere d'acquisto è divenuto il valore sociale dominante. In tutte queste turbolenze, l'unica zona del globo che ha vissuto nella pace interiore totale era il terzo mondo. Che cosa l'ha salvato? Il credere nel destino. Viene un’alluvione che provoca la morte di 5.000 persone e la distruzione di 100 villaggi: il problema viene risolto da quei popoli molto semplicemente. Mettendosi il dito sulla fronte dicono: era il nostro destino, scritto con le mani di Dio. Non esiste il problema dell'io, del tu, degli altri: solo il destino!
Avendo osservato il panorama storico della trasformazione del legame dell'io con gli altri e la situazione attuale dell'umanità, dobbiamo affrontare un grande interrogativo.
Quale contributo può dare la Filosofia Acquariana, che punta il dito verso un nuovo modo di vivere, per creare un diverso legame con gli altri che conduca alla pace interiore e all'armonia sociale, per aiutare l'evoluzione della Coscienza a perseguire la propria finalità, che consiste nel divenire illuminata? Per scoprire il nuovo sentiero Acquariano che lega l'io, il tu e gli altri in un legame armonioso e socialmente felice, che persegua con gioia la pace, non dobbiamo osservare il "cosa fare". È necessario, invece, esaminare in profondità che “cosa non dobbiamo fare”. Questo è l'interrogativo.
Qual’ è la base del legame tra l'io e gli altri nella normalità della vita? La risposta è costituita da un’unica parola: reciprocità. Io aiuto te, tu aiuti me; io dimostro affetto per te e tu per me. La reciprocità, come base dei legami con gli altri, vissuta per secoli e per secoli indicata da Saggi e Maestri dell'umanità, è ora divenuta legame da supermercato. Il disastro nel legame con gli altri si fa sempre più spaventoso e porta l'umanità verso un’alienazione sempre più grave e non verso un'armonia sociale. Per lunghi anni questo fenomeno ha occupato il mio pensiero e, finalmente, un giorno giunse la risposta che cercavo per questo problema così complesso. Ero in campo di concentramento inglese, durante la vita rivoluzionaria di lotta per la nostra libertà, e scrivevo quotidianamente il mio diario. Un giorno mi usci una strana frase, questa: "L' aspettativa è madre del dolore".
In effetti l'aspettativa sugli altri crea un disastro sociale e agisce come anima del dolore. Quando essa non si realizza, io dico subito: l'altra persona è traditrice, ingrata. Io cosi mi sento deluso riguardo agli altri e tutti i legami buoni si distruggono.
Chiediamoci: che cosa fa nascere l'aspettativa? La risposta è semplice: la mia bontà, la mia generosità nell'aiutare gli altri, la mia partecipazione con tutto il cuore verso gli altri sono positività, buone qualità umane nobilmente vissute. Questa realtà fa nascere dentro di noi l'aspettativa per cui, se io faccio qualcosa per gli altri, con gioia e con generosità, gli altri devono farlo per me, reciprocamente. È un desiderio di scambio che noi definiamo aspettativa. Nel momento in cui l'aspettativa viene tradita, una figura maligna di diavolo comincia a danzare davanti ai nostri occhi e tutte le ombre grigie cominciano a cadere sulle teste degli altri.
È allora necessario non vivere l'aspettativa sugli altri: ecco cosa non si deve fare, questa è la risposta per vivere in pace con se stessi e con gli altri.
Se tu vuoi fare del bene a qualcuno, fallo con cuore aperto: dai la mano generosamente, ma senza aspettativa.
Se vivo pienamente la nobiltà delle mie urgenze sociali, pienamente ed egoisticamente, per la mia gioia personale, senza aspettative sugli altri, la mia vita diverrà come un fiorire di rose in un giardino di primavera - la quale, grazie a Dio, inizia oggi, 21 marzo - gli altri appariranno ai miei occhi non come diavoli ingrati, ma come vero riflesso del Divino.
Che la Luce ci benedica tutti

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