Il Ventunesimo Gatto

Il Ventunesimo Gatto Questa pagina è dedicata a tutti quelli che non si voltano dall'altra parte. Sono graditissimi annunci, richieste d'aiuto, racconti e storie a lieto fine.

A quelli che vogliono cambiare la sorte di gatti sfortunati per abbandono, malattia, invalidità, vecchiaia e soprattutto mancanza d'amore. Anche di altri animali. Consigli su che cosa dare da mangiare e come curare i pelosi sono ben accetti, ma prima di passare all'azione ricordiamoci sempre di chiedere il parere dei veterinari, che sanno molto ma mooolto più lunga di noi! Per scelta, per caso o p

er fortuna, negli ultimi anni abbiamo avuto con noi sempre venti gatti. Una “colonia” privata, ospitata nutrita e coccolata come meglio sapevamo fare. Poi un giorno di inizio estate in giardino è comparso dal nulla un minuscolo micio bianco e nero, con la mascherina, che avrebbe dovuto chiamarsi Sunny, perché era sempre in cerca di un raggio di sole che lo scaldasse. Ma a portare un nome non ha fatto in tempo. E' una storia triste, ancora oggi a pensarci mi scappa una lacrima, ma sento che presto proverò a raccontarvela. Perché questo micio ha cambiato il nostro modo di prenderci cura dei suoi simili: ci ha fatto conoscere dei dottori bravissimi e soprattutto umani. Ops, no, forse è meglio dire dottori animali, perché noi umani non sempre siamo tanto umani. Ci ha fatto capire che le piccole vite non hanno un peso specifico e un né una durata definita. Sunny, il ventunesimo gatto che non è stato, ha aperto la strada e il cuore per tutti i ventunesimi gatti a ve**re. D'ora in poi nella nostra famiglia bestiale ci sarà sempre un posticino per un gatto malato, infortunato, cieco, sordo, sdentato o tutte le cose insieme. Uno sfigato, insomma, come diremmo noi. Solo che il gatto, per quanto malmesso, non si sentirà mai uno povero disgraziato. Lui si considererà semplicemente il ventunesimo gatto, quello che è arrivato per ultimo e che è evidente che è un tipo tosto e sa come cavarsela, altrimenti fin qui non ci sarebbe mai arrivato.

AGGIORNAMENTO DOMENICA 7 GIUGNO ORE 0:30Ci è stata segnalato il corpo di Kenya in Via degli Ulivi a duecento metri da ca...
04/06/2026

AGGIORNAMENTO DOMENICA 7 GIUGNO ORE 0:30

Ci è stata segnalato il corpo di Kenya in Via degli Ulivi a duecento metri da casa, sicuramente investita.

Grazie a tutte le persone che hanno diffuso l’appello si sono prodigate nella ricerca aiutandoci in tutti modi.

E’ un dolore grandissimo.

🆘 SMARRITA KENYA ❗️❗️❗️

Il 4 giugno alle ore 14 circa, in Via degli Ulivi a Città Sant’Angelo (Pescara) a causa di una repentina interruzione di corrente, è andato in blocco uno dei due cancelli che delimita lo spazio protetto per gli animali e Kenya in pochi secondi è scappata insieme al suo compagno Raoul, che si è ritentato da solo in pochi minuti e appariva piuttosto turbato.

Kenya non si trova.

Abbiamo perlustrato palmo per palmo tutto il giardino, che è molto ampio e integralmente recintato, ma non ne abbiamo trovato traccia.

Kenya è una meticcia marrone focata di 8 anni, taglia media, sterilizzata, microchippata, molto socievole.

Numero transponder 380260042786051 intestato a Anna Katharina Rieve

Chi avesse notizie è pregato di chiamare al numero +39 328 0771991

Grazie infinite!
Artù Presidente 😻

03/06/2026
A BOUT DE SOUFFLE Sono passate già tre settimane e solo ora trovo il coraggio di sfogliare le foto e raccontarvi.Eravamo...
03/06/2026

A BOUT DE SOUFFLE

Sono passate già tre settimane e solo ora trovo il coraggio di sfogliare le foto e raccontarvi.

Eravamo dal Ventunesimo gatto da più di dieci anni, abbiamo accompagnato nei suoi ultimi mesi la Pro-Zia, le abbiamo fatto compagnia sul suo letto candido con i tanti cuscini, eravamo sempre accovacciate lì, io al lato destro, dove era meno sensibile, e mia sorella Maya ai piedi. Zitte zitte ce ne stavamo, per ore, e lei forse fingeva di non vederci, perché ufficialmente era un po’ austera con i gatti, i gatti non devono saltare sul letto, i gatti devono stare fuori, i gatti lasciano i peli … Ma secondo me lo sapeva benissimo che le facevamo la nostra silenziosa compagnia nei lunghe giornate immobili e non ci scacciava.

In questi anni abbiamo visto arrivare tanti nuovi colleghi, grandi, piccoli sani, malati, belli, brutti (ma siamo tutti belli, eh! Pure quelli brutti!) e tanti ne abbiamo visti andare via.
Abbiamo visto arrivare Nonno Salvo da Agropoli, con lui e grazie a lui abbiamo fondato il Ventunesimo Gatto. L’abbiamo visto andare via dopo appena due anni, che ci sono però sembrati un’era.

Abbiamo avuto speranze, aspettative, progetti siamo stati una grande famiglia, abbiamo avuto delusioni, dispiaceri e lutti. Davvero tanti pezzi di questo grande cuore che ho stampato sul fianco sinistro si sono staccati, uno a uno nel tempo.

Fiocco, Salvo, Bobbò, Honey, Léon, Carlone Lillo, Ottilia, Ottone, Brontolo, Romeo, Giulietta, la Signorina Zeta, Achille, Motorina, Panterina, Mappa, Uvy, Andy, Marya, Bruno, Chopin, Claudia, Asso, Goffredo … Tanti, troppi, non riesco nemmeno e elencarli tutti e metterli in ordine.

E così, sfogliare la galleria delle immagini in cerca di qualche foto che ci rappresentasse, mi costa fatica, uno sforzo nel reprimere quel dolore che trafigge i ricordi alla vista di ogni amico che ci ha lasciato, e sono davvero tanti.

E così non sono riuscita a dirvelo prima d’oggi.

La mia sorellina Maya non c’è più.

La nostra era una storia a due. Ci avevano trovate, piccolissime e spaurite, sole sole senza mamma in un parco nel Chietino. Ci aveva messo al sicuro una bravissima Volontaria di Francavilla. Ci eravamo fatte coraggio insieme quando la nostra amata Zia Catiuscia Gentili ci aveva portate un pomeriggio d’inverno a quella che sarebbe diventata la casa del Ventunesimo Gatto. Con noi avevamo solo piccoli beni di prima necessità: una traversina, un pugno di crocchette, una scodellina. Era tutto il nostro mondo, racchiuso in un minuscolo shopper di carta di un negozio di Francavilla, Boutique Maya. E così io sono diventata Clara, perché ho il pelo più bianco, con qualche macchia nera e il grande cuore e il punto sul fianco. (Ricordate? “Ci vuole cuore, punto.”) e mia sorella è diventata Maya in virtù di quello sparuto bagaglio che portavamo con noi. Una cosa un po’ delicata e un po’ commovente. Un po’ come tutti i gatti che vengono dalla strada, bagagli leggeri.

Abbiamo continuato a restare sempre insieme per affrontare quei grandi spazi che un po’ ci incutevano soggezione, un po’ ci incuriosivano. Per ben due giorni siamo siamo rimaste quatte quatte nella rientranza della credenza in sala gatti, poi la fame ha avuto la meglio e ci siamo associate alla refezione.

Dopo pochi giorni, il rumore di una pentola rotolata a terra dall’acquaio ci ha spaventate al punto che io mi sono rifugiata sotto il divano, ma mia sorella ha avuto paura al punto di arrampicarsi repentinamente lungo la canna fumaria del camino. Sul momento tutti, pelosi e umani, eravamo preoccupatissimi perché non riuscivamo a trovarla. Ma Cettina, che oltre a essere astuta è anche una grande mamma e fin dalla prima gioventù si prende cura di tutti i piccoli appena arrivati, ha unghiato lo Zio e l’ha condotto al caminetto. Sono bastate due parole suadenti a far scendere Maya dal suo nascondiglio, e lo Zio in un momento di emozionata confusione ha telefonato alla Zia che era al lavoro e le ha raccontato dell’accaduto e ha detto con un piccolo cortocircuito logico: “Menomale che nel cammino (sì, cammino ha detto, che lui con le doppie consonanti ha qualche problema) ci è salita Maya che è nera, che se ci saliva Clara … Ma la fuliggine è fuliggine, sia che si depositi sul pelo nero sia su quello bianco, e così al ritorno dallo studio è toccato alla Zia con senso pratico, pazienza e un panno inumidito con acqua calda riportare Maya alle condizioni base. Sarà per gratitudine o per l’effetto di quella specie di carezze umide, ma l’operazione ha avuto un effetto magico, che non è stato solo quello di ripristinare la lucentezza del pelo: da quel momento Maya ha dismesso tutte le sue paure e ha stabilito un legame privilegiato con la Zia. Appena poteva le saltava in sopra e si metteva accovacciata sulla sue braccia, zampe posteriori sul braccio sinistro e zampe anteriori sul destro, la pancia sospesa i mezzo.

Col tempo abbiamo fatto amicizia con gli altri ospiti, giocavamo in Voliera, partecipavamo attivamente alle riunioni del Comitato. Io sono diventata una gattona grande, Maya è rimasta un po’ più piccoletta, ma scattante e sprizzante gioia e salute da tutti i peli. Dopo la sterilizzazione mia una visita dai dottori, mai un giorno di inappetenza.

Tutte le sere Maya ed io ci ritiravamo, riservate e ammodo, nella stessa cuccia. Nonno Salvo ci volle come testimonial di una campagna di pubblicità progresso a favore delle adozioni di coppia e per l’occasione ci guadagnammo l’appellativo di “Signorine di Francavilla.”

Poi gli eventi della vita per qualche tempo ci distrassero l’una dall’altra.

Nella primavera del 2018 arrivò un nuovo membro del Ventunesimo. Aveva i miei stessi colori e le mie fattezze, con un disegno diverso e alcune macchioline sul naso che le conferivano un piglio da “Grande Dittatore”, ricorderete senz’altro la parodia di Charlie Chaplin. Che fossero i marcatori, l’età già adulta e i vissuti pregressi in quartieri malfamati, o un’indole poco incline alla socialità, fatto sta che Abby, l’Abbandonata da Bari, divenne la mia acerrima antagonista e il mio alter ego al contrario. Il compianto Felosofo Gottfried ebbe scrivere interessanti riflessioni su questa diatriba, nella quale Maya non intervenne mai.

No, Mayetta mia era gioiosa, gentile, coccolona e se mai le dispiaceva che io fossi distratta per via di questo rapporto conflittuale con Abby non lo diede mai a vedere. Lei giocava, scorrazzava, si univa agli altri bianconeri del club dei Juventini.

Dopo tre anni di conflittuale convivenza, Abby finalmente capitolò e il nostro rapporto divenne sereno e conviviale. Lei divenne un’apprezzata food blogger e capitava persino che desinassimo insieme, dopo che lei era definitivamente scesa dall’armadio dove era solita farsi servire i past. Mia sorella Maya poi mi aspettava sempre per coricarsi accanto a me ed eravamo tornate ad essere inseparabili.

Troppo presto però ci colpì il lutto della perdita di Abby, che se ne andò ancora giovane a causa di un tumore che le premeva sul cuore e non la faceva respirare. Era una cosa che fino allora non avevo mai sentito dire e che mi sembrò una cosa molto ingiusta.

Poi mi accadde un’altra cosa che non so spiegarmi e che mi sconvolse del tutto la vita. Mi si ammalarono tutte le gengive, erano Roses come il fuoco e mi facevano tanto male da impedirmi di alimentarmi. Mi furono tolti tutti i denti, ma le cose non andarono subito meglio, ebbi bisogno di tante altre cure e il dolore tornava sempre di nuovo in modo insopportabile.

Tutta questa sofferenza mi cambiò profondamente. Un bel giorno decisi di ritirarmi in cucina per sempre. Mi trattengo da allora, sono anni, sui pensili proprio come faceva Abby i primi tempi del suo inserimento. No, non sono diventata scorbutica con gli umani, con loro sono sempre dolce ed affettuosa, ma ogni tanto mi accapiglio con qualche collega (sopratttto di sesso femminile) che osa sconfinare nel mio territorio. Non ho mai più messo zampa fuori dalla cucina, mai più neanche una volta.

Un bel giorno è arrivato un gattone bianco anche lui con poche macchie nere, elegante, robusto, dalla corporatura statuaria e il pelo liscio e morbidissimo. Era privo delle orecchie, un elemento che anziché disturbare l’armonia delle sue forme gli conferiva un fascino singolare. Lui senza orecchie e io senza denti, eppure entrambi aggraziati e dagli occhi magnetici. Lui dalle retrovie poteva allontanarsi poco perché non doveva prendere il sole e così inizio una languida convivenza in cucina, che ahimè durò solo due anni, perché una maligna formazione che premeva sul cuore e lo soffocava portò via anche lui nel giro di poche settimane.

Queste vicissitudini e il mio ritiro mi avevano allontanata dalla mia sorellina. Quando ce ne rendemmo conto, però, fu lei a cercare di porre rimedio. Nei mesi invernali con la scusa dell’ambiente più caldo trascorreva molte ore in cucina. Aveva fatto micizia con Virnalisi, la barese con la macchiolina sul muso come lei, arrivata lo stesso giorno della dipartita di Dixie Giustino.

Spesso mangiavamo insieme e si Maya si premurava sempre di controllare che io mi alimentassi adeguatamente. Quando era ora di rifare la puntura di cortisone lei avvertiva la Zia con un certo anticipo, in modo che provvedesse in tempo, prima che smettessi repentinamente di mangiare. Ora però sono mesi che non ho problemi e mi sono irrobustita.

Maya invece ultimamente si era fatta come più piccolina, era magra, ma sempre vivacissima e di ottimo appetito. Quando la Zia si sedeva a tavola, ripreso a mettersi sulla sue braccia nella storica posizione ed eravamo tutti contenti e intenerito. quando la Zia sisi sedeva a tavola Una sera di tre settimane fa però gli Zii si sono accorti che respirava più velocemente del normale. Una sfumatura, che si sarebbe potuta attribuire a una corsa, a un’emozione passeggera. Invece la mattina dopo la Zia, insospettita, l’ha portata subito dai Dottori e all’ecografia la nostra Dottoressa ha visto che aveva, pure lei, “una cosa” che le ingombrava il torace e le rendeva difficile il respiro. In un primo momento s’era pensato, sperato forse, che si potesse trattare di un’ernia diaframmatica, ma esami più approfonditi e la consulenza cardiologica con ecocardiogramma aveva escluso questa ipotesi e confermato la presenza di una massa. Intanto la mia povera sorellina respirava sempre peggio, anche se era ancora vivace e mangiava con appetito, ed era stata messa sotto ossigeno. Il Dottore Chirurgo aveva chiamato la Zia e le aveva detto che in teoria sarebbe stato giusto fare una TAC per avere una certezza diagnostica, ma che già il trasporto senza ossigeno avrebbe messo Mayetta a rischio della vita, e come ben sappiamo, dalle nostre parti bisogna fare molti chilometri per raggiungere un centro dove facciano una TAC come si deve. Quindi il Dottore, che è molto competente ma anche molto umano, nel senso migliore del termine, e soprattutto dotato di senso pratico, ha proposto di operarla e di valutare al momento dell’intervento se qualcosa si poteva fare o altrimenti addormentarla per sempre.

La Zia ha accettato la proposta e ha voluto vederla. Mi ha raccontato che Maya stava sola sola in una teca di vetro trasparente con l’allaccio dell’ossigeno. Respirava ora affannosamente e aveva il capo reclinato. La Zia ha bussato sulla parete di vetro, Maya ha alzato lo sguardo per un istante e l’ha fissato sui suoi occhi, poi si è accasciata nuovamente. La Zia ha capito che era un saluto.

La mia dolce sorellina all’intervento non ci è arrivata. Forse, dato il brutto male che aveva colpito anche lei, e al quale molto probabilmente non c’era rimedio, è stato un bene. Forse.

Io so solo che è la terza volta che un’anima importante per me se ne va perché non può respirare. E questo mi toglie (tranquilli: metaforicamente) il fiato.

Capite perché non sono stata capace di dirvelo subito, vero?

Clara 🤍🖤⚫️
una delle due Signorine di Francavilla, ora la sola

25/05/2026

La Zia, praticamente 😸

GRANDE SEGNALE DI CIVILTÀ Bellissima iniziativa! Magari lo facessero anche da noi!Sarei dell’idea che anche alcuni di no...
09/05/2026

GRANDE SEGNALE DI CIVILTÀ

Bellissima iniziativa!

Magari lo facessero anche da noi!

Sarei dell’idea che anche alcuni di noi Mangiapaneatradimento (non faccio nomi) potrebbero rendersi utili in fabbrica.

Fiducioso
Artù Presidente 😻

A Tokyo, l’azienda giapponese Ferray Corporation ha scelto un modo davvero speciale per rendere il lavoro più sereno: aprire le porte dell’ufficio ai gatti. 🐱❤️

Oggi, nove mici salvati dalla strada vivono liberamente negli spazi aziendali. Girano tra le scrivanie, si addormentano accanto ai computer e regalano momenti di dolcezza ai dipendenti durante la giornata.

Ma non è tutto.

🐾 L’azienda incoraggia anche le adozioni, offrendo un contributo economico mensile ai dipendenti che decidono di accogliere un gatto in casa.

🐾 La presenza dei mici ha cambiato completamente l’atmosfera in ufficio: i colleghi parlano di più, sorridono insieme e condividono anche i piccoli “guai” combinati dai loro compagni a quattro zampe.

🐾 Molti lavoratori hanno raccontato di sentirsi più tranquilli sapendo che i propri animali non restano soli tutto il giorno a casa.

Più che una semplice idea aziendale, è un modo diverso di vivere il lavoro: più umano, più empatico e più attento al benessere emotivo delle persone… e degli animali.

Perché a volte basta il suono di una fusa per rendere migliore un’intera giornata. 🐾

CI ASSOCIAMO!
08/05/2026

CI ASSOCIAMO!

FATE RIDERE

Lo stato ci aiuta, lo stato ci è vicino, abbiamo aumentato le pene per chi maltratta, abbiamo creato il bonus animali domestici… NON FATECI RIDERE, NON SIAMO STUPIDI.
Per lo stato chi accudisce gli animali è una mucca da mungere, non una persona da aiutare.

1) contro qualsiasi rilevanza scientifica ci costringono a prescrivere solo farmaci per uso veterinario (che costano il quadruplo) anche a parità di molecola. Qualcuno mi spiega perché se prescrivo amoxicillina clavulanico per uso umano devo subire una multa salatissima? (da 2600 euro a 15.000) Ma non sono identici? Perché non posso prescrivere per molecola?. E’ evidentissimo che il guadagno delle case farmaceutiche viene tutelato più del diritto alla salute dei nostri animali domestici, non c’è nessuna spiegazione scientifica.
Qualcuno blatera di lotta alla farmacoresistenza, ma quel qualcuno mi deve spiegare a) cosa cambia se la molecola è identica, b) perché se segno una scatola di Stomorgyl per uso veterinario mi danno come minimo 20 compresse a fronte di un utilizzo di 5 compresse? 15 compresse in casa inutilizzate non spingono all’uso improprio? E questo non aumenta il rischio di antibioticoresistenza?

2) Per anni ci hanno diffidato dal prescrivere o consigliare la cura della FIP (peritonite infettiva felina), qualcuno che non voleva vedere morire il proprio gatto si procurava il farmaco su siti illegali comprando prodotti non controllati e spendendo cifre enormi, se mi beccavano a prescrivere il farmaco mi sarei ritrovato con una sanzione disciplinare da paura e ancora oggi possiamo prescriverlo solo in forma galenica e non esistono farmaci già fatti. Perché, perché, perché?
Io una ipotesi cattiva e complottista ce l’avrei: Nel 2019 il Dr Niels Pedersen dell’University of California - Davis, insieme al suo staff hanno dimostrato che il GS-441524 blocca efficacemente la replicazione del virus, impedendogli di moltiplicarsi nei macrofagi. In pratica nel 2019 hanno scoperto che c’era una molecola che bloccava la replicazione di un Coronavirus, un anno prima della pandemia da Covid 19. Ricordiamo a tutti che i vaccini Pfizer, Moderna etc hanno subito una procedurra di immissione in commercio accelerata, procedura che si attua nelle emergenze, ed emergenza è quando non ci sono alternative terapeutiche…

3) Abbiamo aumentato le pene per chi maltratta gli animali, da oggi fino a 4 anni di carcere…
4 anni non è un numero scelto a caso, in tutte le condanne che non superano i 4 anni il giudice ha facoltà di disporre misure alternative. In carcere non ci va nessuno, neanche chi li tortura, al massimo ai servizi sociali ma quando parlano in TV non te lo dicono

4) detraibilità fiscale del 19% delle spese veterinarie… prima ti mettono l’iva al 22% e poi ti fanno detrarre il 19% se paghi col bancomat. Se compro un CD di un Trapper o di un Neomelodico pago l’iva al 4%, se porto un gatto dal veterinario al 22%. La detraibilità fiscale serve solo a contenere l’evasione fiscale, non è di certo un aiuto a chi vuole curare le povere bestiole. Abolire l’Iva sulle prestazioni veterinarie, così come avviene per la medicina umana, porterebbe un immediato sconto del 22%

5) un settore lasciato totalmente in mano ai privati e, chiaramente, chi investe di tasca sua deve rientrare. Un apparecchio TAC veterinario può arrivare a costare anche sotto i centomila euro, è normale che un privato debba farsi pagare e bene. Se università e ASL si dotassero di queste apparecchiature si potrebbero calmierare notevolmente i prezzi.

Siamo pieni di Bonus per acquistare auto, bonus caldaie, bonus monopattino, bonus vacanze, curare gli animali però rimane un lusso e non dobbiamo prendercela coi veterinari, loro hanno studiato, si aggiornano, hanno il diritto di gudagnare. Nessuno si lamenta mai del caro parcelle degli ingegneri, degli avvocati, degli architetti… i veterinari invece vengono massacrati dall’opinione pubblica. Se esercitare la professione di veterinario non consentisse un guadagno “da laureato” non lo farebbe nessuno.
E’ lo stato quello che manca.
Un gattino sulle gambe di una persona anziana è molto più efficace di un antidepressivo… ma in Italia è più facile che lo stato ti aiuti a comprare il Prozac ed a pagarti il neurologo che a contribuire alle spese veterinarie.
Ma non fateci ridere!

Dottor Vincenzo Minuto
Medico Veterinario

THE HEALTHIEST WAY TO FRYDevo dire niente male … ‘sta friggitrice decisamente mi piace: devo fare una recensione a cinqu...
27/04/2026

THE HEALTHIEST WAY TO FRY

Devo dire niente male … ‘sta friggitrice decisamente mi piace: devo fare una recensione a cinque stelle (alla scatola pure)!

Nam ☸️

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Città Sant'angelo

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