03/06/2026
A BOUT DE SOUFFLE
Sono passate già tre settimane e solo ora trovo il coraggio di sfogliare le foto e raccontarvi.
Eravamo dal Ventunesimo gatto da più di dieci anni, abbiamo accompagnato nei suoi ultimi mesi la Pro-Zia, le abbiamo fatto compagnia sul suo letto candido con i tanti cuscini, eravamo sempre accovacciate lì, io al lato destro, dove era meno sensibile, e mia sorella Maya ai piedi. Zitte zitte ce ne stavamo, per ore, e lei forse fingeva di non vederci, perché ufficialmente era un po’ austera con i gatti, i gatti non devono saltare sul letto, i gatti devono stare fuori, i gatti lasciano i peli … Ma secondo me lo sapeva benissimo che le facevamo la nostra silenziosa compagnia nei lunghe giornate immobili e non ci scacciava.
In questi anni abbiamo visto arrivare tanti nuovi colleghi, grandi, piccoli sani, malati, belli, brutti (ma siamo tutti belli, eh! Pure quelli brutti!) e tanti ne abbiamo visti andare via.
Abbiamo visto arrivare Nonno Salvo da Agropoli, con lui e grazie a lui abbiamo fondato il Ventunesimo Gatto. L’abbiamo visto andare via dopo appena due anni, che ci sono però sembrati un’era.
Abbiamo avuto speranze, aspettative, progetti siamo stati una grande famiglia, abbiamo avuto delusioni, dispiaceri e lutti. Davvero tanti pezzi di questo grande cuore che ho stampato sul fianco sinistro si sono staccati, uno a uno nel tempo.
Fiocco, Salvo, Bobbò, Honey, Léon, Carlone Lillo, Ottilia, Ottone, Brontolo, Romeo, Giulietta, la Signorina Zeta, Achille, Motorina, Panterina, Mappa, Uvy, Andy, Marya, Bruno, Chopin, Claudia, Asso, Goffredo … Tanti, troppi, non riesco nemmeno e elencarli tutti e metterli in ordine.
E così, sfogliare la galleria delle immagini in cerca di qualche foto che ci rappresentasse, mi costa fatica, uno sforzo nel reprimere quel dolore che trafigge i ricordi alla vista di ogni amico che ci ha lasciato, e sono davvero tanti.
E così non sono riuscita a dirvelo prima d’oggi.
La mia sorellina Maya non c’è più.
La nostra era una storia a due. Ci avevano trovate, piccolissime e spaurite, sole sole senza mamma in un parco nel Chietino. Ci aveva messo al sicuro una bravissima Volontaria di Francavilla. Ci eravamo fatte coraggio insieme quando la nostra amata Zia Catiuscia Gentili ci aveva portate un pomeriggio d’inverno a quella che sarebbe diventata la casa del Ventunesimo Gatto. Con noi avevamo solo piccoli beni di prima necessità: una traversina, un pugno di crocchette, una scodellina. Era tutto il nostro mondo, racchiuso in un minuscolo shopper di carta di un negozio di Francavilla, Boutique Maya. E così io sono diventata Clara, perché ho il pelo più bianco, con qualche macchia nera e il grande cuore e il punto sul fianco. (Ricordate? “Ci vuole cuore, punto.”) e mia sorella è diventata Maya in virtù di quello sparuto bagaglio che portavamo con noi. Una cosa un po’ delicata e un po’ commovente. Un po’ come tutti i gatti che vengono dalla strada, bagagli leggeri.
Abbiamo continuato a restare sempre insieme per affrontare quei grandi spazi che un po’ ci incutevano soggezione, un po’ ci incuriosivano. Per ben due giorni siamo siamo rimaste quatte quatte nella rientranza della credenza in sala gatti, poi la fame ha avuto la meglio e ci siamo associate alla refezione.
Dopo pochi giorni, il rumore di una pentola rotolata a terra dall’acquaio ci ha spaventate al punto che io mi sono rifugiata sotto il divano, ma mia sorella ha avuto paura al punto di arrampicarsi repentinamente lungo la canna fumaria del camino. Sul momento tutti, pelosi e umani, eravamo preoccupatissimi perché non riuscivamo a trovarla. Ma Cettina, che oltre a essere astuta è anche una grande mamma e fin dalla prima gioventù si prende cura di tutti i piccoli appena arrivati, ha unghiato lo Zio e l’ha condotto al caminetto. Sono bastate due parole suadenti a far scendere Maya dal suo nascondiglio, e lo Zio in un momento di emozionata confusione ha telefonato alla Zia che era al lavoro e le ha raccontato dell’accaduto e ha detto con un piccolo cortocircuito logico: “Menomale che nel cammino (sì, cammino ha detto, che lui con le doppie consonanti ha qualche problema) ci è salita Maya che è nera, che se ci saliva Clara … Ma la fuliggine è fuliggine, sia che si depositi sul pelo nero sia su quello bianco, e così al ritorno dallo studio è toccato alla Zia con senso pratico, pazienza e un panno inumidito con acqua calda riportare Maya alle condizioni base. Sarà per gratitudine o per l’effetto di quella specie di carezze umide, ma l’operazione ha avuto un effetto magico, che non è stato solo quello di ripristinare la lucentezza del pelo: da quel momento Maya ha dismesso tutte le sue paure e ha stabilito un legame privilegiato con la Zia. Appena poteva le saltava in sopra e si metteva accovacciata sulla sue braccia, zampe posteriori sul braccio sinistro e zampe anteriori sul destro, la pancia sospesa i mezzo.
Col tempo abbiamo fatto amicizia con gli altri ospiti, giocavamo in Voliera, partecipavamo attivamente alle riunioni del Comitato. Io sono diventata una gattona grande, Maya è rimasta un po’ più piccoletta, ma scattante e sprizzante gioia e salute da tutti i peli. Dopo la sterilizzazione mia una visita dai dottori, mai un giorno di inappetenza.
Tutte le sere Maya ed io ci ritiravamo, riservate e ammodo, nella stessa cuccia. Nonno Salvo ci volle come testimonial di una campagna di pubblicità progresso a favore delle adozioni di coppia e per l’occasione ci guadagnammo l’appellativo di “Signorine di Francavilla.”
Poi gli eventi della vita per qualche tempo ci distrassero l’una dall’altra.
Nella primavera del 2018 arrivò un nuovo membro del Ventunesimo. Aveva i miei stessi colori e le mie fattezze, con un disegno diverso e alcune macchioline sul naso che le conferivano un piglio da “Grande Dittatore”, ricorderete senz’altro la parodia di Charlie Chaplin. Che fossero i marcatori, l’età già adulta e i vissuti pregressi in quartieri malfamati, o un’indole poco incline alla socialità, fatto sta che Abby, l’Abbandonata da Bari, divenne la mia acerrima antagonista e il mio alter ego al contrario. Il compianto Felosofo Gottfried ebbe scrivere interessanti riflessioni su questa diatriba, nella quale Maya non intervenne mai.
No, Mayetta mia era gioiosa, gentile, coccolona e se mai le dispiaceva che io fossi distratta per via di questo rapporto conflittuale con Abby non lo diede mai a vedere. Lei giocava, scorrazzava, si univa agli altri bianconeri del club dei Juventini.
Dopo tre anni di conflittuale convivenza, Abby finalmente capitolò e il nostro rapporto divenne sereno e conviviale. Lei divenne un’apprezzata food blogger e capitava persino che desinassimo insieme, dopo che lei era definitivamente scesa dall’armadio dove era solita farsi servire i past. Mia sorella Maya poi mi aspettava sempre per coricarsi accanto a me ed eravamo tornate ad essere inseparabili.
Troppo presto però ci colpì il lutto della perdita di Abby, che se ne andò ancora giovane a causa di un tumore che le premeva sul cuore e non la faceva respirare. Era una cosa che fino allora non avevo mai sentito dire e che mi sembrò una cosa molto ingiusta.
Poi mi accadde un’altra cosa che non so spiegarmi e che mi sconvolse del tutto la vita. Mi si ammalarono tutte le gengive, erano Roses come il fuoco e mi facevano tanto male da impedirmi di alimentarmi. Mi furono tolti tutti i denti, ma le cose non andarono subito meglio, ebbi bisogno di tante altre cure e il dolore tornava sempre di nuovo in modo insopportabile.
Tutta questa sofferenza mi cambiò profondamente. Un bel giorno decisi di ritirarmi in cucina per sempre. Mi trattengo da allora, sono anni, sui pensili proprio come faceva Abby i primi tempi del suo inserimento. No, non sono diventata scorbutica con gli umani, con loro sono sempre dolce ed affettuosa, ma ogni tanto mi accapiglio con qualche collega (sopratttto di sesso femminile) che osa sconfinare nel mio territorio. Non ho mai più messo zampa fuori dalla cucina, mai più neanche una volta.
Un bel giorno è arrivato un gattone bianco anche lui con poche macchie nere, elegante, robusto, dalla corporatura statuaria e il pelo liscio e morbidissimo. Era privo delle orecchie, un elemento che anziché disturbare l’armonia delle sue forme gli conferiva un fascino singolare. Lui senza orecchie e io senza denti, eppure entrambi aggraziati e dagli occhi magnetici. Lui dalle retrovie poteva allontanarsi poco perché non doveva prendere il sole e così inizio una languida convivenza in cucina, che ahimè durò solo due anni, perché una maligna formazione che premeva sul cuore e lo soffocava portò via anche lui nel giro di poche settimane.
Queste vicissitudini e il mio ritiro mi avevano allontanata dalla mia sorellina. Quando ce ne rendemmo conto, però, fu lei a cercare di porre rimedio. Nei mesi invernali con la scusa dell’ambiente più caldo trascorreva molte ore in cucina. Aveva fatto micizia con Virnalisi, la barese con la macchiolina sul muso come lei, arrivata lo stesso giorno della dipartita di Dixie Giustino.
Spesso mangiavamo insieme e si Maya si premurava sempre di controllare che io mi alimentassi adeguatamente. Quando era ora di rifare la puntura di cortisone lei avvertiva la Zia con un certo anticipo, in modo che provvedesse in tempo, prima che smettessi repentinamente di mangiare. Ora però sono mesi che non ho problemi e mi sono irrobustita.
Maya invece ultimamente si era fatta come più piccolina, era magra, ma sempre vivacissima e di ottimo appetito. Quando la Zia si sedeva a tavola, ripreso a mettersi sulla sue braccia nella storica posizione ed eravamo tutti contenti e intenerito. quando la Zia sisi sedeva a tavola Una sera di tre settimane fa però gli Zii si sono accorti che respirava più velocemente del normale. Una sfumatura, che si sarebbe potuta attribuire a una corsa, a un’emozione passeggera. Invece la mattina dopo la Zia, insospettita, l’ha portata subito dai Dottori e all’ecografia la nostra Dottoressa ha visto che aveva, pure lei, “una cosa” che le ingombrava il torace e le rendeva difficile il respiro. In un primo momento s’era pensato, sperato forse, che si potesse trattare di un’ernia diaframmatica, ma esami più approfonditi e la consulenza cardiologica con ecocardiogramma aveva escluso questa ipotesi e confermato la presenza di una massa. Intanto la mia povera sorellina respirava sempre peggio, anche se era ancora vivace e mangiava con appetito, ed era stata messa sotto ossigeno. Il Dottore Chirurgo aveva chiamato la Zia e le aveva detto che in teoria sarebbe stato giusto fare una TAC per avere una certezza diagnostica, ma che già il trasporto senza ossigeno avrebbe messo Mayetta a rischio della vita, e come ben sappiamo, dalle nostre parti bisogna fare molti chilometri per raggiungere un centro dove facciano una TAC come si deve. Quindi il Dottore, che è molto competente ma anche molto umano, nel senso migliore del termine, e soprattutto dotato di senso pratico, ha proposto di operarla e di valutare al momento dell’intervento se qualcosa si poteva fare o altrimenti addormentarla per sempre.
La Zia ha accettato la proposta e ha voluto vederla. Mi ha raccontato che Maya stava sola sola in una teca di vetro trasparente con l’allaccio dell’ossigeno. Respirava ora affannosamente e aveva il capo reclinato. La Zia ha bussato sulla parete di vetro, Maya ha alzato lo sguardo per un istante e l’ha fissato sui suoi occhi, poi si è accasciata nuovamente. La Zia ha capito che era un saluto.
La mia dolce sorellina all’intervento non ci è arrivata. Forse, dato il brutto male che aveva colpito anche lei, e al quale molto probabilmente non c’era rimedio, è stato un bene. Forse.
Io so solo che è la terza volta che un’anima importante per me se ne va perché non può respirare. E questo mi toglie (tranquilli: metaforicamente) il fiato.
Capite perché non sono stata capace di dirvelo subito, vero?
Clara 🤍🖤⚫️
una delle due Signorine di Francavilla, ora la sola