21/01/2026
RIFORMA COSTITUZIONALE DELLA MAGISTRATURA
I motivi di Nino Di Matteo per cui votare NO, in collaborazione con Schierarsi
1.
La riforma costituzionale approvata in Parlamento non è, come dicono, una riforma della giustizia ma, in un’ottica di vendetta e controllo, una riforma della Magistratura.
Contro i magistrati, la loro autonomia e indipendenza dal potere politico.
2.
La riforma non affronta i veri problemi della Giustizia e, in particolare, quello della eccessiva durata dei processi, penali e civili.
3.
La separazione delle carriere tra Pubblici Ministeri e Giudici è pericolosa; non per i magistrati, ma per i cittadini, certamente più garantiti dal sistema finora in vigore, da un Pubblico Ministero che, essendosi formato allo stesso modo del Giudice con il quale
condivide la carriera, è caratterizzato dalla stessa cultura della giurisdizione e della terzietà.
4.
La possibilità di ricoprire, nel corso della carriera, entrambe le funzioni (come, tra tanti altri, hanno fatto Giovanni Falcone e Paolo Borsellino) costituisce un importante valore aggiunto. Un arricchimento della professionalità del magistrato e, quindi, un significativo miglioramento della qualità complessiva della giurisdizione.
5.
In tutti i Paesi in cui vige la separazione delle carriere è previsto il controllo del Ministro della Giustizia sulle attività dei Pubblici Ministeri che, in questo modo, finiscono per agire quale organo collaterale e servente rispetto al potere esecutivo.
6.
Con la separazione delle carriere assisteremo, nel tempo, ad una vera e propria mutazione genetica del Pubblico Ministero; non più garante del rispetto della Legge ma accusatore a “tutti i costi”, “longa manus” ed “avvocato” della Polizia. Un Pubblico Ministero a vita, un “super poliziotto” che, anziché limitarsi a coordinare la polizia giudiziaria nella fase delle indagini, ne costituirebbe una sorta di avamposto nel
processo.
7.
È falsa l’esigenza, prospettata dai fautori della riforma, di porre fine al fenomeno dell’appiattimento dei Giudici sulle richieste dei Pubblici Ministeri. Il dato statistico e l’esperienza quotidiana nei Tribunali del Paese dimostrano quanto sia alta la percentuale di provvedimenti del Giudice che disattendono le richieste del Pubblico Ministero.
8.
È falso affermare, come fanno i fautori della riforma, che la separazione delle carriere è necessaria per garantire la parità delle parti nel processo sancita dall’art. 111 della Costituzione. Quella parità processuale è già garantita dalle regole del dibattimento penale ma non può certo sussistere a livello ordinamentale. L’Avvocato è un professionista vincolato dal mandato difensivo a fare esclusivamente gli interessi del suo assistito. Il Pubblico Ministero è una parte pubblica che, invece, ha l’obbligo di accertare la verità dei fatti anche a vantaggio dell’indagato o imputato.
9.
In Italia vogliono separare le carriere quando, invece, le parti più evolute ed avvedute della comunità internazionale viaggiano in direzione opposta. Già nel 2000 il comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa auspicava che tutti gli Stati membri adottassero, nei
loro rispettivi ordinamenti interni, concreti provvedimenti al fine di consentire ad uno stesso magistrato, su sua richiesta, di svolgere successivamente le funzioni di Pubblico
Ministero e quella di Giudice o viceversa.
10.
Da un punto di vista strettamente numerico, il progetto di separazione delle carriere riguarda direttamente una percentuale veramente esigua di magistrati. Negli ultimi anni, dopo le rigorose limitazioni previste con le riforme Castelli e Cartabia, i passaggi da una funzione all’ altra hanno riguardato un numero di magistrati pari ad una percentuale inferiore all’uno per cento del totale. Rispetto a questo dato obiettivo, la pervicace volontà di cambiare le regole costituzionali appare, ancor più chiaramente,
dettata dalla finalità ultima di creare le condizioni per sottoporre il Pubblico Ministero all’esecutivo.
Votare no al referendum è quindi necessario per tutelare gli equilibri costituzionali che si fondano sui principi della separazione dei poteri, della indipendenza della Magistratura, della effettiva garanzia dei diritti delle minoranze e di ogni cittadino
rispetto al possibile arbitrio del Potere.
Nino Di Matteo
Sostituto Procuratore
Nazionale Antimafia