27/06/2026
Duemila anni di storia, un piano alla volta.
C’è un palazzo nel centro di Chieti dove si scende fino ai romani e si sale fino a una pagoda. Una strada romana nei sotterranei, soffitti affrescati ai piani nobili, un tetto a pagoda sul cielo della città: tutto in un solo edificio.
Palazzo de’ Mayo è uno dei più straordinari esempi di architettura barocca abruzzese, e ogni piano racconta un’epoca diversa. Nei sotterranei si conserva la Via Tecta, antica galleria coperta di età romana che attraversa il sottosuolo della città.
Salendo, la storia cambia volto. L’edificio nasce tra Sei e Settecento dalla famiglia Valignani. Nel 1788 passa ai fratelli Costanzo, che avviano la prima grande campagna decorativa e gran parte degli affreschi del secondo piano. Negli anni Venti dell’Ottocento arrivano i conti Mayo, che aggiungono nuovi affreschi, pavimenti policromi, un giardino all’italiana e l’altana con la sua inconfondibile copertura a pagoda.
Erano gli anni in cui Chieti, capoluogo dell’Abruzzo Citeriore, viveva nell’orbita del Regno di Napoli. Un legame che si riconosce ancora nel linguaggio del palazzo, dallo scenografico scalone d’onore settecentesco alla misura classica della facciata.
E quel legame oggi si rinnova: dalla Fondazione Banco di Napoli all’Università d’Annunzio, il palazzo diventa la nuova sede universitaria nel cuore di Chieti. A due secoli di distanza, Napoli e Chieti tornano a incontrarsi tra queste mura.
Dai sotterranei romani all’altana panoramica, un viaggio verticale nella storia della città.