13/01/2026
Come vanno le cose ad Haiti?
12 gennaio 2026 — Haiti, 16 anni dopo il terremoto del 12 gennaio 2010: una ferita ancora aperta
Il 12 gennaio 2010, un terremoto di magnitudo 7.0 colpì la regione intorno a Port-au-Prince, uccidendo oltre 220 000 persone, ferendone centinaia di migliaia e lasciando circa 1,5 milioni di haitiani senza casa. Il sisma devastò edifici pubblici e privati in una delle regioni geograficamente e demograficamente più vulnerabili del paese, con infrastrutture già fragili prima della scossa.
Le ferite del passato: impatto e risposta internazionale
Immediatamente dopo il sisma, la comunità internazionale mobilitò risorse significative e promesse di ricostruzione. Piani quinquennali e multi-miliardari furono presentati per ricostruire infrastrutture, scuole e case e rafforzare i servizi sociali. Tuttavia, molte promesse non si sono concretizzate come previsto, e la ricostruzione è proceduta a ritmi irregolari, spesso ostacolata da problemi logistici, gestionali e di coordinamento.
Anche più di un decennio dopo il disastro, restano simboli della tragedia: molte infrastrutture, come la Cattedrale di Port-au-Prince e l’ospedale pubblico promesso da partner internazionali, sono rimaste incomplete o in stato di abbandono.
La crisi contemporanea: instabilità politica e violenza armata
Oggi Haiti affronta una crisi profondamente diversa e, sotto molti aspetti, ancora più insidiosa del solo recupero post-sisma. La situazione politica e di sicurezza è precipitata negli ultimi anni, contribuendo a una crisi umanitaria e istituzionale senza precedenti:
• Controllo delle gang: Gruppi armati criminali, organizzati soprattutto nella coalizione conosciuta come Viv Ansanm, controllano circa l’85–90 % dell’area metropolitana di Port-au-Prince e vaste zone del paese, limitando la libertà di movimento e imponendo un clima di terrore e violenza.
• Instabilità istituzionale: Dopo l’assassinio del presidente Jovenel Moïse nel 2021 e la prolungata assenza di elezioni nazionali regolari, Haiti vive sotto governi di transizione con scarso controllo effettivo del territorio e delle istituzioni statali.
• Violenza quotidiana: Le bande armate perpetrano omicidi, rapimenti e attacchi contro civili, scuole e strutture sanitarie. Decine di migliaia sono state uccise o ferite dagli scontri, e atti di violenza sessuale e reclutamento forzato di bambini sono aumentati drammaticamente.
Crisi umanitaria e sociale
Il contesto di violenza e insicurezza ha avuto gravi conseguenze su ogni aspetto della vita quotidiana del popolo haitiano:
• Sfollamento interno: Più di 1,3 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case a causa della violenza, molte delle quali più volte, creando un enorme numero di sfollati interni.
• Servizi sanitari al collasso: A causa dell’insicurezza, circa il 60 % delle strutture sanitarie di Port-au-Prince è chiuso o non funzionante, costringendo organizzazioni come Médecins Sans Frontières a sospendere o chiudere operazioni vitali in più sedi.
• Insicurezza alimentare: La combinazione di violenza, recessione economica e interruzione delle attività agricole ha fatto sì che oltre 5,7 milioni di haitiani – più della metà della popolazione – affrontino livelli critici di insicurezza alimentare, con proiezioni che vedono quasi 6 milioni in difficoltà entro il 2026.
• Educazione e infanzia: Centinaia di scuole restano chiuse o sono difficilmente raggiungibili a causa dei conflitti, con migliaia di bambini senza accesso regolare all’istruzione e a rischio di sfruttamento da parte dei gruppi armati.
Risposte internazionali e prospettive future
Il quadro internazionale si è mosso per tentare di contenere la crisi: nel 2025 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato una nuova missione multilaterale di «gang suppression force» autorizzata per operare con un mandato più ampio e oltre 5 500 uomini e donne, con l’obiettivo di ristabilire l’ordine e creare le condizioni per il ritorno della governance e l’organizzazione di elezioni.
Nonostante queste iniziative, la strada verso una stabilizzazione duratura resta incerta e complicata. Gli esperti sottolineano che senza un rafforzamento della capacità dello Stato haitiano di garantire sicurezza, servizi di base e sviluppo socio-economico, i problemi attuali difficilmente potranno essere risolti in modo sostenibile.
Conclusione
A 16 anni dal terremoto che fece emergere fragilità strutturali e profonde disuguaglianze, Haiti è oggi messa a dura prova non tanto dal ricordo del terremoto stesso, quanto dalla spirale di violenza, instabilità politica e crisi umanitaria in cui è immersa. La tragedia del 2010 ha lasciato cicatrici che si intrecciano con una crisi sistemica di più ampio respiro: una nazione che, pur avendo ricevuto attenzione e assistenza internazionale, continua a lottare per garantire sicurezza, dignità e futuro ai suoi cittadini.