04/06/2026
I consumatori non sono complici di chi produce il cibo che arriva sulle loro tavole sfruttando il lavoro e commettendo orribili crimini.
Quattro lavoratori bruciati vivi in macchina ad Amendolara perché chiedevano di essere pagati contrattualmente.
Avevano raccolto fragole per settimane nel metapontino.
Vivevano in condizioni di totale assoggettamento.
Volevano solo essere pagati per il proprio lavoro.
Il caporalato, di qualsiasi colore o nazionalità esso sia, non è un fenomeno lontano.
È nei campi del nostro Paese.
Arriva sulle nostre tavole nelle più svariate forme.
I consumatori non vogliono essere complici inconsapevoli di un sistema criminale. Disumano.
Ma senza trasparenza, diritti e sicurezza sul lavoro, lo diventano involontariamente.
Per questo, Federconsumatori, nell'aderire alla mobilitazione della CGIL Calabria e della Flai-Cgil Nazionale che si svolgerà sabato 6 giugno ad Amendolara, nel pomeriggio, alla presenza del Segretario Generale Cgil Maurizio Landini e del Segretario di categoria Giovanni Mininni per condannare la strage dei quattro braccianti, chiedere giustizia e misure contro lo sfruttamento del lavoro,
chiede:
- Un'etichettatura sociale obbligatoria su tutti i prodotti agricoli.
- Norme più dure contro il caporalato e chi lo alimenta.
- Controlli e sicurezza sociale su tutta la filiera del cibo e della sua produzione.
L'eccellenza italiana non può poggiare sulla schiavitù, l'illegalità e lo sfruttamento del lavoro a partire dai migranti.
Federconsumatori è vicina e solidale alle famiglie delle vittime della tragedia di Amendolara:
il bracciante pakistano Waseem Khan 29 anni ed i tre braccianti afghani pashtun Amin Fazal Khogjani di 28, Ullah Ismat Qiemi di 19 e Safi Iayjad di 27 anni.
Erano tutti da poco arrivati dalla Sardegna dopo il lungo viaggio verso l'Italia.
Sopravvivevano in dieci in due stanze il cui costo di 500 euro mensili era sottratto dai caporali assieme ad altre spese imposte di per il trasporto sui campi.
Cgil e Flai Cgil hanno preso in carico e messo sotto protezione il supertestimone riuscito a fuggire alla strage e l’altro superstite, un giovane afgano di 27 anni che si è salvato perché quel giorno stava male e non si era recato nei campi.
Anche lui ha confermato il meccanismo di sfruttamento. Entrambi sono stati trasferiti in un luogo sicuro per tutelarli dalle ritorsioni della rete di caporali.
A loro la nostra solidarietà e vicinanza.
Piena fiducia anche alla Magistratura a cui, oltre all'avvenuta individuazione dei 2 caporali 30enni pakistani responsabili dell'orribile pluriomicidio, si chiede venga fatta luce sull'intera filiera che recluta e sfrutta la manodopera nei campi a condizioni disumane.