29/01/2026
Non sopportava le guerre, ma si è trovato coinvolto.
Non con una pi***la in mano… ma con un bisturi.
Gino Strada nacque a Sesto San Giovanni nel 1948. Diventò chirurgo di guerra non per eroismo romantico, ma per rabbia. Rabbia contro l’indifferenza che permette alle persone di soffrire senza alzare lo sguardo.
Dopo la laurea in medicina avrebbe potuto restare a Milano, in un grande ospedale, con uno stipendio sicuro, una carriera tranquilla, una routine protetta.
Invece partì.
Prima in Pakistan, poi in Etiopia, in Afghanistan, in Sudan, in Iraq. Luoghi dove la vita umana sembrava valere meno di una pallottola. Dove operare non era una specialità medica, ma un atto di resistenza alla disumanizzazione.
Nel 1994, insieme alla moglie Teresa Sarti e a un gruppo di amici medici, fondò Emergency. L’obiettivo era chiaro e radicale: curare tutti, gratuitamente. Nessuna assicurazione, nessuna distinzione di nazionalità, nessuna differenza tra “vittime buone” e “vittime cattive”.
Chiunque varcasse la soglia di un ospedale di Emergency aveva diritto alla stessa cosa: dignità.
Strada non era un diplomatico.
Parlava con franchezza, e le sue parole ferivano più di un bisturi.
Disse una volta:
“La neutralità, in certe situazioni, è solo complicità.”
Per lui non esisteva la “guerra giusta”; esisteva solo l’assurdità del dolore umano.
Vedeva bambini mutilati dalle mine antiuomo e ascoltava politici parlare di “danni collaterali”.
E in mezzo a tutto questo, c’era lui, a ricucire carne e coscienze.
Fu insultato, accusato, bollato come “estremista”.
Eppure, ovunque Emergency arrivasse, la vita ricominciava a respirare.
In Afghanistan costruì ospedali moderni nel deserto.
In Sudan fondò un centro di cardiochirurgia diventato un punto di riferimento per tutta l’Africa.
Quando gli chiesero perché lo facesse, rispose semplicemente:
“Perché nessuno è un numero. O sei un essere umano, o non lo sei.”
Morì nel 2021, a 73 anni, con lo stesso sguardo severo e gentile che lo aveva accompagnato nei campi di guerra.
Fino all’ultimo continuò a parlare di pace… ma non con le parole di chi fa politica.
Con quelle di chi opera, di chi cura, di chi salva.
Oggi gli ospedali di Emergency portano avanti la sua visione di mondo:
un mondo in cui curare è un atto politico,
e salvare una vita è la più potente dichiarazione di umanità.
Perché Gino Strada non ha costruito solo ospedali.
Ha costruito una coscienza collettiva.
E ci ha lasciato una frase che vale più di mille proclami:
“Io non credo nella guerra.
Credo nelle persone.
E finché ce ne sarà una da salvare, vale la pena restare umani.”
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