02/06/2026
𝗣𝗲𝗻𝘀𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗮𝗻𝗱𝗮𝗴𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗳𝗲𝗹𝗶𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘁𝗶 𝗿𝗶𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗶. 𝗛𝗮𝗶 𝘁𝗼𝗿𝘁𝗼.
Non è una questione di amore per i gatti. Non ti sto chiedendo di adottarne uno, di diventare volontario, di cambiare la tua vita. Ti sto chiedendo di capire cosa significa vivere in una città che ha deciso di non vedere.
Il randagismo felino non nasce dal nulla. Nasce dall'assenza di sterilizzazioni accessibili, di controllo del territorio, di educazione, di fondi, di volontà politica. Nasce da una comunità che ha trovato comodo delegare a pochi ostinati, senza mai chiedersi perché quegli stessi dovessero farlo da soli, con i propri soldi, nel proprio tempo.
𝗠𝗮 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗲𝗴𝗮 𝗵𝗮 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗼.
Una città che non costruisce politiche per i più vulnerabili — e i gatti randagi sono tra i più vulnerabili, invisibili per definizione — è una città che ha già scelto il suo metodo: ignorare finché non esplode. Quel metodo non si applica solo agli animali. Si applica agli anziani soli, ai malati senza rete, ai bambini nei quartieri dimenticati, alle persone che cadono e non hanno nessuno che le raccoglie.
𝗟'𝗶𝗻𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗻𝗼𝗻 è 𝗻𝗲𝘂𝘁𝗿𝗮𝗹𝗲. È 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮. 𝗘𝗱 è 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗴𝗶𝗼𝘀𝗮.
Girare la testa davanti a un gatto che muore sul marciapiede non ti rende crudele — forse. Ma ti rende partecipe di un sistema che ha normalizzato il non vedere. E i sistemi che normalizzano il non vedere, prima o poi, non vedono neanche te.
𝗤𝘂𝗲𝗹 "𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼", 𝘂𝗻 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼, 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝘁𝘂.