28/08/2026
𝙑𝙄𝙏𝙏𝙄𝙈𝙄𝙕𝙕𝘼𝙕𝙄𝙊𝙉𝙀 𝙎𝙀𝘾𝙊𝙉𝘿𝘼𝙍𝙄𝘼: QUANDO CHI HA CHIESTO AIUTO RISCHIA DI ESSERE FERITO DI NUOVO
✔️Una donna trova il coraggio di denunciare la violenza.
✔️I suoi figli raccontano ciò che hanno vissuto.
✔️Il maltrattante viene fermato. Viene adottato un provvedimento di protezione. Finalmente, quella donna e quei bambini dovrebbero poter iniziare un percorso di messa in sicurezza e di cura.
E invece, a volte, proprio da quel momento può iniziare un'altra forma di sofferenza.
Colloqui, interrogatori, perizie, valutazioni, nuovi professionisti, nuove domande, nuove ricostruzioni degli stessi fatti.
E la vittima è costretta a tornare continuamente dentro ciò da cui stava cercando di uscire e tutto il lavoro che quella donna ha fatto anche presso un , in questo modo viene compromesso!
🆘Questo ha un nome: 𝙫𝙞𝙩𝙩𝙞𝙢𝙞𝙯𝙯𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙨𝙚𝙘𝙤𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙖, ovvero la vittima prima (vittimizzazione primaria) è vittima del compagno marito fidanzato.......poi vittima delle Istituzioni (vittimizzazione secondaria).
Non significa che ogni accertamento disposto dall'autorità giudiziaria sia illegittimo o inutile. Significa che anche le Istituzioni devono interrogarsi su come intervengono, quante volte fanno ripercorrere il trauma alla vittima e ai minori e se ogni nuovo intervento sia realmente necessario e proporzionato.
➡️La 𝘾𝙤𝙣𝙫𝙚𝙣𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙞 𝙄𝙨𝙩𝙖𝙣𝙗𝙪𝙡, ratificata dall'Italia con la 𝙡𝙚𝙜𝙜𝙚 𝙣.𝟳𝟳 𝙙𝙚𝙡 𝟮𝟬𝟭𝟯, richiama espressamente la necessità di prevenire la vittimizzazione secondaria e di garantire alle vittime protezione e sostegno adeguati, integrati e centrati sui loro bisogni.
Anche la normativa europea sulla tutela delle vittime riconosce questo rischio e richiede particolare attenzione nei confronti delle persone vulnerabili.
E quando sono coinvolti dei bambini, la responsabilità è ancora maggiore.
Un bambino che ha già raccontato la violenza non dovrebbe essere costretto a ripeterla continuamente se non è realmente necessario.
L'ascolto deve essere rispettoso della sua età, della sua vulnerabilità e della sua condizione emotiva. Gli interventi devono essere coordinati, evitando sovrapposizioni e ripetizioni che possano trasformare l'accertamento in una nuova esperienza traumatica.
Ascoltare un bambino non significa interrogarlo all'infinito.
E SAPETE COME REAGISCONO QUESTE DONNE❓❓❓❓❓ERA MEGLIO CHE NON DENUNCIAVO
FORSE è MEGLIO CHE MUOIA
QUELLO CHE HO FATTO STA CAUSANDO DOLORE AI MIEI FIGLI PERCHÈ SONO SEMPRE SOTTO INTERROGATORIO DA PSICOLOGI E GIUDICI QUANDO POTREMO ESSERE LASCIATI IN PACE?
PERCHÉ MI STANNO FACENDO TUTTO QUESTO?
𝘼 𝙫𝙤𝙞 𝙚̀ 𝙘𝙖𝙥𝙞𝙩𝙖𝙩𝙤? 𝙧𝙖𝙘𝙘𝙤𝙣𝙩𝙖𝙩𝙚𝙘𝙞 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙖𝙫𝙚𝙩𝙚 𝙥𝙧𝙤𝙫𝙖𝙩𝙤....