13/10/2026
Relazione dell'incontro informativo sulle demenze tenuto dal Dott. Mascia
Nella giornata di ieri si è svolto, sia in presenza sia in modalità telematica sulla piattaforma Zoom, l'incontro di approfondimento condotto dal Dott. Mascia, focalizzato sulle nuove prospettive cliniche, sulla prevenzione e sull'evoluzione terapeutica nel campo delle patologie demenziali. L'intervento è stato introdotto da una suggestiva citazione di Ennio Flaiano, volta a sottolineare la complessità e la tenacia della ricerca scientifica, definita come l'atto di cercare nel buio qualcosa che apparentemente non c'è, con l'obiettivo di trovarlo.
La prima parte dell'incontro è stata dedicata all'inquadramento clinico della patologia. Il Dott. Mascia ha illustrato la fondamentale classificazione che separa le demenze primarie da quelle secondarie. Le forme primarie, di natura prettamente neurodegenerativa, includono la patologia di Alzheimer, il Parkinson, la malattia di Pick, la corea di Huntington, la paralisi sopranucleare progressiva e la demenza a corpi di Lewy. Al contrario, le forme secondarie derivano da cause esterne o concomitanti, tra cui spiccano i fattori vascolari, come la demenza multinfartuale e la malattia di Binswanger, oltre a disfunzioni tossiche, metaboliche, meccaniche, infiammatorie o neoplastiche.
Subito dopo, il focus si è spostato sulla prevenzione dell'Alzheimer, analizzando i dodici fattori di rischio modificabili legati allo stile di vita e alla salute generale. Tra questi, il medico ha evidenziato l'impatto negativo della vita sedentaria, della perdita dell'udito, del diabete, dell'obesità, dell'ipertensione e dell'isolamento sociale, a cui si aggiungono la depressione, l'inquinamento ambientale, una scarsa istruzione scolastica, il consumo eccessivo di alcol, i traumi cranici e il fumo. Intervenire precocemente su queste variabili rappresenta oggi una delle armi più potenti a nostra disposizione.
Un ampio spazio è stato riservato alla fisiologia del sonno e alle conseguenze della sua privazione cronica. Il Dott. Mascia ha spiegato che il sonno svolge ruoli biologici insostituibili, tra cui il recupero energetico, l'eliminazione delle scorie metaboliche cerebrali, la sintesi di macromolecole, la modulazione dei marker infiammatori e il consolidamento della memoria. La perdita di sonno provoca alterazioni profonde di queste funzioni, favorendo il declino cognitivo. Questo tema si è ricollegato alla trattazione dei disturbi cognitivi e divergenti, un panorama che include l'autismo dell'adulto, le sindromi fibromialgiche e reumatiche, i traumi ripetuti e i deficit da stress cronico. Si tratta di condizioni complesse che determinano un forte carico assistenziale e psicologico per i caregiver, i quali necessitano di un supporto strutturato.
L'ultima sessione, la più attesa, ha riguardato la rivoluzione in atto nel campo delle terapie farmacologiche. Il Dott. Mascia ha sottolineato che, per la prima volta nella storia della medicina, i nuovi farmaci biologici non si limitano a gestire i sintomi, ma intervengono direttamente sul meccanismo biologico della malattia. Sebbene i benefici clinici siano ancora relativamente contenuti e non si possa parlare di una cura definitiva, queste molecole rappresentano una vera svolta. L'impiego di tali terapie richiede tuttavia una selezione rigidissima dei pazienti e un accurato monitoraggio con risonanza magnetica periodica per individuare tempestivamente eventuali effetti collaterali, come le anomalie d'immagine correlate all'amiloide.
Nello specifico, la relazione ha messo a confronto i trattamenti più avanzati. I primi due sono gli anticorpi monoclonali Lecanemab e Donanemab, entrambi progettati per legarsi alle placche di beta-amiloide e favorirne la rimozione. Il Lecanemab, somministrato per via endovenosa ogni due settimane, ha dimostrato nello studio Clarity-Ad di rallentare il declino cognitivo del ventisette per cento. Il Donanemab, con infusione mensile e suscettibile di sospensione una volta ripulito il cervello dall'amiloide, ha fatto registrare una riduzione del declino pari al trentacinque per cento nei pazienti con un basso carico iniziale di proteina Tau.
Infine, il medico ha presentato i dati sul Diranersen, un farmaco sperimentale sviluppato da Biogen e Ionis che agisce su un bersaglio differente, ovvero la proteina Tau e non l'amiloide. Testato su quattrocento pazienti con declino cognitivo lieve o in fase iniziale, viene somministrato tramite iniezione diretta nel liquido spinale. In un sottogruppo trattato con il dosaggio più basso, il Diranersen ha mostrato una riduzione del declino cognitivo del ventisei per cento rispetto al placebo e un rallentamento del peggioramento in cinque test cognitivi su sei. Un dato estremamente promettente di questa molecola riguarda la sicurezza, poiché non ha evidenziato i fenomeni di infiammazione o gonfiore cerebrale tipici degli anticorpi anti-amiloide.
In conclusione, l'incontro ha trasmesso un messaggio di cauta ma concreta speranza. La lotta alle demenze oggi si combatte su due fronti sinergici: da un lato, una prevenzione rigorosa basata sulla correzione dei fattori di rischio e sulla tutela del sonno; dall'altro, l'avvento di terapie biologiche di nuova generazione che aprono la strada a una gestione finalmente causale e non solo sintomatica della malattia.