09/12/2025
Dal Corriere della Sera, edizione di Brescia del 6 dicembre:
IL PROGETTO CONTESTATO
Depuratore del Garda; il Tar (in stallo) ammonisce: si coinvolgano i comuni
I giudici giovedì erano indirizzati a sospendere il tutto almeno fino all’estate 2026. Ma i legali dell’avvocatura dello Stato e di Acque Bresciane hanno risposto picche ribadendo che l’opzione Gavardo e Montichiari è morta e sepolta, e chiedendo l’inammissibilità dei ricorsi
La vicenda del depuratore del Garda è nata male e non sta proseguendo nel migliore dei modi. Giovedì il Tar di Brescia, che aveva riunito i quattro ricorsi presentati dai comuni e dalle sigle ambientaliste riunite nella Federazione del Chiese per chiedere la tutela dell’omonimo fiume (dove finiranno le acque dell’impianto, una volta filtrate) ha preso contezza che la situazione è ingarbugliata.
I ricorsi del 2021 e 2022 si basano sul progetto del doppio impianto di Gavardo e Montichiari approvato dal primo commissario straordinario Attilio Visconti 4 anni e mezzo fa. Ma alla luce delle nuove norme europee l’attuale commissario, il prefetto Andrea Polichetti, a fine 2024 ha spostato la sua localizzazione a Esenta di Lonato. E un paio di mesi fa è stata definitivamente spostata un chilometro a nord, sempre nel territorio di Lonato. Progetti definitivi ancora però non ce ne sono (dovrebbero essere consegnati all’inizio del 2026). Per questo i giudici giovedì erano indirizzati a sospendere il tutto almeno fino all’estate 2026. Ma i legali dell’avvocatura dello Stato e di Acque Bresciane hanno risposto picche ribadendo che l’opzione Gavardo e Montichiari è morta e sepolta, e chiedendo l’inammissibilità dei ricorsi. E così il Tar nei prossimi giorni deciderà se rigettare tutti quei ricorsi o accoglierli in parte, visto che tra le varie «doglianze» c’è quella di tutelare il fiume Chiese, che resta recettore degli scarichi depurati, anche se è in progetto di utilizzarli in estate a fini irrigui ed in inverno per raffreddare la vicina acciaieria Feralpi. I Comuni ricorrenti e gli ambientalisti da anni si chiedono come mai non si è deciso di potenziare l’attuale depuratore di Peschiera (dove tra l’altro continueranno a confluire i loro reflui Sirmione e Desenzano) e non hanno mai accettato le risposte tecniche fornite dagli enti preposti (ad esempio che l’area annessa al depuratore è del demanio militare, che mai la cederebbe).
Chi era presente all’udienza, come Gianluca Bordiga della Federazione del Chiese, fa però presente un fatto singolare: i giudici hanno chiesto se Acque Bresciane fosse disposta ad accogliere come «osservatori» i comuni ricorrenti, condividendo gli step procedurali ma ricevendo in cambio una freddezza significante un diniego. Su questo aspetto interviene il sindaco di Montichiari, Marco Togni, il comune più «pesante» (in termini politici e d’abitanti): «Il Tar ha auspicato che sia consentita finalmente ai comuni la partecipazione al processo decisionale. I legali di Acque Bresciane hanno posto ostacoli. Ci auguriamo che il Commissario apra a questa possibilità» ha detto ricordando che i comuni «valutano di impugnare anche l’ultima decisione della cabina di regia che non è stata loro comunicata. Dovremo fare l’ennesima richiesta di accesso agli atti, alla faccia della trasparenza».
Con queste premesse il rischio è che il progetto resti impantanato altri anni. Sarebbe accaduto lo stesso se si fosse scelta da subito l’opzione Peschiera?
di Pietro Gorlani