14/02/2026
Buon primo compleanno, Neurotribe.
Non c’è modo migliore di festeggiare se non condividendo l’entusiasmo di una serata davvero necessaria e partecipatissima.
La sala piena, le domande, le storie, le emozioni. E un dibattito vero, a tratti intenso, che ha messo in dialogo prospettive e competenze differenti.
Quando si parla di ADHD e di neurodivergenza non può esistere un’unica narrazione, ma molteplici. Non esiste uno “standard” unico di ADHD, così come non esiste una sola lente attraverso cui leggerla. La sofferenza è reale e va riconosciuta. Ma non è l’unica chiave interpretativa legittima.
L’ADHD può comportare fatica, necessità di supporto clinico, bisogno di strumenti e tutele. Allo stesso tempo è un modo di funzionare, di pensare, di percepire, che si esprime in relazione ai contesti. Ridurla a una visione esclusivamente patologica rischia di oscurarne la complessità e le risorse.
Allo stesso modo, banalizzarla o raccontarla solo in termini positivi, senza nominare i rischi che possono derivare dal non conoscere il proprio funzionamento, non è una strada responsabile. Consapevolezza significa tenere insieme entrambe le dimensioni.
Durante la serata abbiamo attraversato molti temi: il lavoro, le relazioni, le dipendenze, la dipendenza affettiva, l’impatto sociale e culturale delle diagnosi. Perché l’ADHD non è un’etichetta isolata, ma un’esperienza che attraversa la vita nelle sue molte dimensioni.
È stato proprio nel confronto, anche quando acceso, che sono emersi dati e consapevolezze importanti. Uno su tutti: circa l’85% delle persone presenti in sala erano donne. Non è un dettaglio. È un segnale che interroga.
Le donne neurodivergenti sono spesso esposte a vulnerabilità specifiche, a diagnosi tardive o mancate, a dinamiche relazionali e lavorative che possono trasformarsi in terreno di rischio, fino a situazioni di abuso e violenza. Per questo vorremo sicuramente dedicare un impegno particolare alla prevenzione della violenza di genere in una prospettiva neurodivergente. Parlare di consapevolezza del proprio funzionamento significa anche rafforzare strumenti di autodeterminazione, protezione e libertà.
Il confronto, quando è rispettoso e sostanziale come quello di ieri sera, non divide: rende visibili i nodi, apre domande, orienta le scelte. Ringraziamo davvero di cuore gli ospiti che hanno accettato di mettersi in gioco in un dialogo autentico: la conoscenza è in evoluzione, la ricerca procede, le informazioni si affinano, e anche il modo in cui raccontiamo l’ADHD cambia nel tempo ed è proprio nell’incontro tra sguardi diversi che si costruisce una comprensione più ampia e più responsabile.
Un anno fa nasceva Neurotribe con l’idea di creare uno spazio in cui la voce della comunità potesse incontrare le competenze, senza però rimanere marginale né subordinata. Ieri sera abbiamo visto che quello spazio esiste. E che c’è bisogno di abitarlo insieme.
La complessità non è ambiguità. È responsabilità.
E noi continuiamo da qui.