14/02/2026
IL GRANDE BLUFF
Finisce la favola del tram, quel romanzo harmony da due soldi che raccontava di una cittadina di provincia che voleva provare a diventare la grande capitale europea, e lo faceva sperando che il tram fosse il lasciapassare per il circolo dei grandi luminari.
Progettare la mobilità di una città tagliando le periferie e le aree di futura urbanizzazione è l’evidenza che non c’era alcun progetto per risolvere la mobilità cittadina, non si voleva connettere la città in maniera sicura, rapida, economica ed ecologica.
L’unico scopo era generare traffico, allungare i tempi di percorrenza, aumentare il livello di stress, di ansia e di disagio sociale, fare sì che la gente abbia sempre più difficoltà ad andare al lavoro, a scuola, a muoversi nel tempo libero.
Che tutti diventino più tristi perché così è più facile insinuare il dubbio che l’infelicità che si prova sia colpa di qualcun altro (il governo, i giudici, il vicino di casa che la pensa diversamente, l’automobilista al semaforo, il bambino che gioca con il pallone) e che la ricetta per la felicità sia un progetto che a ben vedere è già fallimentare.
E a noi cosa rimane?
Attaccarci al tram
E ti**re forte