Aversa Vivibile OdV

Aversa Vivibile OdV Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Aversa Vivibile OdV, Organizzazione no-profit, Aversa.

Un comitato spontaneo nato nel 2025 e diventato nel Luglio 2026 Organizzazione di Volontariato per favorire la cittadinanza attiva, strumenti di Amministrazione partecipata la lotta al degrado ambientale, l’impegno per migliorare la vivibilità urbana

01/09/26UN INTERESSANTE INTERVENTO DEL GIORNALISTA AVERSANO  GIUSEPPE CRISTIANO SULLA NECESSITA' DI AVVIARE STRATEGIE UR...
01/09/2026

01/09/26
UN INTERESSANTE INTERVENTO DEL GIORNALISTA AVERSANO GIUSEPPE CRISTIANO SULLA NECESSITA' DI AVVIARE STRATEGIE URBANISTICHE E AMBIENTALI ADEGUATE DI CONTRASTO AI CAMBIAMENTI CLIMATICI, ANCHE NELLA NOSTRA CITTA'

LE ALTE TEMPERATURE ORMAI COSTANTI PER MESI RICHIEDONO INTERVENTI DI DEPAVING (rimozione asfalto e cemento dove possibile) E FORESTAZIONE URBANA CHE AD AVERSA SONO ANCORA OCCASIONALI E NON SEMPRE REALIZZATI ADEGUATAMENTE (vedi la bocciatura dei progetti comunali di depaving), MENTRE LE AREE ASFALTATE E CEMENTIFICATE CRESCONO CONTINUAMENTE

GLI ALBERI NON SONO SOLO ELEMENTI DECORATIVI MA "INFRASTRUTTURE VEGETALI" SEMPRE PIU' INDISPENSABILI CHE RICHIEDONO UN PROGETTO INTEGRATO LUNGIMIRAMTE, INVESTIMENTI ADEGUATI ED UN SERVIZIO PUBBLICO EFFICIENTE DI MANUNTENZIONE DEL VERDE URBANO CHE NON PUO' ESSERE DELEGATO SOLO AI PRIVATI

NELL'ARTICOLO SONO FORMULATE PROPOSTE CONCRETE SULLA POSSIBILE TRASFORMAZIONE IN SENSO AMBIENTALE DI ALCUNE STRADE CITTADINE

Depaving, forestazione urbana, ombreggiatura artificiale, acqua micronizzata: le armi contro le estati sempre più torride
Aversa, il caldo non si può più combattere solo con il telecomando del condizionatore (di G.Cristiano)

Una domanda dovremmo iniziare a farcela tutti, amministratori, tecnici, professionisti e semplici cittadini: come sarà Aversa tra dieci o quindici anni se le estati continueranno a diventare sempre più roventi? La risposta, purtroppo, non è difficile da immaginare. Più energia consumata, bollette alle stelle, strade deserte nelle ore centrali della giornata, anziani chiusi in casa, attività commerciali costrette a sostenere costi crescenti per rinfrescare gli ambienti. E soprattutto una città sempre più ostile a chi la vive.

Per troppo tempo abbiamo affrontato il problema delle temperature elevate come se fosse una questione privata. Fa caldo? Accendiamo il condizionatore. Fa ancora più caldo? Ne compriamo uno più potente. È una risposta comprensibile, ma non può più essere la soluzione. Anzi, probabilmente non lo è mai stata. I climatizzatori rappresentano un rimedio individuale a un problema collettivo. Consumano energia, producono calore che viene espulso all'esterno e comportano costi che aumentano anno dopo anno. Pensare che l'intera popolazione possa difendersi dalle future ondate di calore esclusivamente attraverso l'aria condizionata significa ignorare la realtà economica e climatica che abbiamo davanti.

Le estati che ci attendono saranno probabilmente più lunghe e più torride di quelle che abbiamo appena vissuto. Su questo punto la comunità scientifica internazionale è sostanzialmente concorde.
Non siamo di fronte a un'emergenza temporanea ma a una trasformazione che richiede nuovi strumenti e nuove idee. Una di queste idee ha un nome ancora poco conosciuto: depaving. La parola può sembrare tecnica, ma il concetto è semplice. Significa togliere asfalto e cemento laddove non sono indispensabili, restituendo spazio al terreno naturale. In altre parole, permettere alla terra di tornare a svolgere il proprio lavoro: assorbire l’acqua piovana. Per decenni abbiamo impermeabilizzato tutto ciò che era possibile impermeabilizzare. Marciapiedi, cortili, piazze, spazi pubblici. Abbiamo coperto il terreno fino quasi a dimenticare che sotto l'asfalto esiste ancora il terreno. Eppure quella terra potrebbe diventare una delle nostre più preziose alleate. Un suolo libero assorbe l'acqua piovana, contribuisce a ridurre il surriscaldamento delle superfici urbane e favorisce la presenza di vegetazione. Un suolo coperto da asfalto, invece, si comporta come una gigantesca piastra che accumula calore per tutta la giornata e lo restituisce lentamente durante la sera e la notte. È anche per questo motivo che in molte zone della città il caldo continua a essere soffocante anche molto dopo il tramonto.

Aversa non è certamente l'unica città ad affrontare questo problema, ma presenta alcune caratteristiche che dovrebbero spingerla ad agire più rapidamente di tante altre. La densità abitativa è elevata, gli spazi verdi sono limitati e la quantità di superfici impermeabili è enorme. Inoltre esiste un'altra questione spesso sottovalutata: lo smaltimento delle acque meteoriche. Quando si verificano precipitazioni intense, una quantità enorme di acqua viene convogliata direttamente nelle fogne. Il terreno non riesce ad assorbirla perché è stato quasi ovunque coperto da cemento e asfalto. Il risultato è che l'intero sistema di smaltimento delle acque viene sottoposto a una pressione crescente. Non occorre essere ingegneri per comprendere che una rete fognaria progettata molti decenni fa per una città molto più piccola incontra inevitabilmente maggiori difficoltà nel servire una popolazione (reale, non quella sulla carta) che nel frattempo è quasi raddoppiata.

Il depaving, dunque, non è soltanto una misura contro il caldo. È anche una forma di adattamento urbano ai fenomeni meteorologici estremi. Naturalmente nessuno immagina di trasformare Aversa in un parco naturale. Si tratta piuttosto di individuare progressivamente gli spazi che possono essere ripensati. E gli esempi non mancano. Uno dei casi più evidenti riguarda l'area prospiciente il nuovo edificio scolastico di via Riverso. Il lungo tratto di marciapiede realizzato davanti alla struttura appare oggi come una vasta superficie asfaltata. Nulla di irregolare, sia chiaro. Ma viene spontaneo domandarsi se non sarebbe stato possibile prevedere già in fase progettuale ampie aiuole destinate ad accogliere alberi di medio e alto fusto. Quegli alberi, tra qualche anno, avrebbero prodotto ombra, ridotto la temperatura dell'area e migliorato la qualità dello spazio pubblico.
È proprio questo il punto: bisogna iniziare a progettare pensando al clima che verrà, non a quello che avevamo venti o trent'anni fa. In questo senso un ruolo importante potrebbe essere svolto dalla Facoltà di Architettura presente in città. Aversa possiede una risorsa culturale e scientifica che molte realtà urbane non hanno. Università, professionisti e studenti potrebbero lavorare insieme per elaborare modelli innovativi di rigenerazione urbana e adattamento climatico.

Accanto al depaving esistono altre soluzioni relativamente semplici. La forestazione urbana, ad esempio, non consiste solo nel piantare qualche albero per abbellire una strada. È una strategia che punta a creare una rete diffusa di vegetazione capace di modificare concretamente il microclima cittadino. Gli alberi ombreggiano, filtrano gli inquinanti e raffrescano l'ambiente attraverso l'evapotraspirazione. Poi c'è il tema dell'ombreggiatura artificiale. Molte città mediterranee utilizzano grandi teli sospesi tra gli edifici per proteggere le strade più esposte al sole. Basta passeggiare sotto una copertura ombreggiante per percepire immediatamente la differenza di temperatura. Via Roma, via Seggio, via Costantinopoli e tante altre strade del centro storico sembrano quasi disegnate per ospitare interventi di questo tipo durante i mesi più caldi. Infine esiste la nebulizzazione dell'acqua, una tecnologia ormai ampiamente collaudata. Minuscole particelle d'acqua vengono diffuse nell'aria da appositi impianti installati in alto sugli edifici. Il consumo idrico rimane contenuto perché si tratta di acqua micronizzata. Le goccioline evaporano subito e sono talmente piccole da non riuscire neanche ad arrivare a terra, ma l'effetto di rinfrescamento sulle aree sottostanti risulta sorprendentemente efficace.

Certo, nessuna di queste soluzioni, presa singolarmente, risolverà il problema. Insieme, però, possono contribuire a rendere Aversa più vivibile. La questione fondamentale è che il cambiamento climatico non è più qualcosa che riguarda altri territori o le generazioni future. Sta già modificando la nostra quotidianità. Lo vediamo nelle temperature record, nelle notti tropicali sempre più frequenti, nelle ondate di calore che sembrano non finire mai. Ormai siamo arrivati alla quinta. Possiamo continuare a rincorrere il problema oppure iniziare ad affrontarlo. Per anni abbiamo pensato che il progresso consistesse nel coprire ogni metro quadrato disponibile con il cemento. Oggi forse il vero progresso consiste nel fare l'esatto contrario: restituire spazio alla terra, all'acqua e agli alberi. Non per ragioni ideologiche. Per assoluta necessità. Perché il caldo che stiamo vivendo oggi potrebbe essere ricordato, tra qualche anno, come il più fresco delle estati future.
E Aversa non può permettersi di arrivare impreparata a quel tragico appuntamento.

Giuseppe CRISTIANO

30/08/2026
30/08/26“AVERSA VIVIBILE” AVVIA LA CURA DELLE AIUOLE ADOTTATE IN PIAZZA VITTORIO EMANUELE III VERRANNO COINVOLTI ENTE LO...
30/08/2026

30/08/26

“AVERSA VIVIBILE” AVVIA LA CURA DELLE AIUOLE ADOTTATE IN PIAZZA VITTORIO EMANUELE III

VERRANNO COINVOLTI ENTE LOCALE, RESIDENTI, COMMERCIANTI, ASSOCIAZIONI, FORZE DELL’ORDINE PER RIDARE DECORO ALLA PIAZZA E TRASFORMARLA IN UN LUOGO SICURO DI SOCIALITA’

INIZIATI ANCHE I LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE DELLA PIAZZA, A PARTIRE DALLA FONTANA. AUSPICABILE UN CONFRONTO SUGLI INTERVENTI DI INTEGRAZIONE DEL PATRIMONIO ARBOREO

Nel mese di Giugno l’Assessorato al Verde del Comune di Aversa ha promosso l’adozione delle aiuole a privati ed imprese, dopo due anni circa dal precedente avviso pubblico, con l’obiettivo di coinvolgere la cittadinanza nella gestione attiva del verde pubblico viste le croniche carenze di personale nel settore. Aversa Vivibile, che aveva già informalmente ripulito e curato le fioriere di Via Andreozzi, ha richiesto di adottare le aiuole di Piazza Vittorio Emanuele III, consapevole di scegliere un’area molto complessa, non solo per le caratteristiche degli spazi verdi presenti ma soprattutto per i recenti episodi di degrado (urbano e sociale) che l’hanno portata spesso all’attenzione delle cronache. Oltre infatti alle frequenti segnalazioni sulla scarsa pulizia e manutenzione della piazza, vanno ricordati la mobilitazione di circa 500 cittadini che hanno presentato ad aprile una petizione al Comune, Prefetto e forze dell’ordine per chiedere maggiore sicurezza e decoro nella piazza, l’aumento dei controlli e le recenti richieste dell’Amministrazione alla Prefettura di un presidio fisso di forze dell’ordine (al momento non accolte)

Il nostro obiettivo è quello di dare come volontari e volontarie una mano concreta alla gestione del bene comune, nell’ottica della “sussidiarietà orizzontale” prevista dalla Costituzione, avviando una collaborazione che deve però stimolare il Comune ad attivare e rafforzare comunque un Servizio Comunale di manutenzione del Verde Urbano, evitando che il pubblico deleghi l’intero settore ai privati (vedi il dibattito in corso sul futuro del vicino Parco Pozzi). Siamo poi fiduciosi che la presenza più frequente di volontari nella piazza, il coinvolgimento dei residenti e l’avvio di un confronto con la comunità straniera rispettosa delle regole (ma quanti nostri concittadini le rispettano !?), possa prevenire e ridurre se non eliminare i fenomeni di degrado sopra ricordati, che hanno cause complesse che qui non possiamo certo affrontare adeguatamente.

A metà Luglio abbiamo avuto la conferma dell’accettazione della nostra richiesta, insieme ad altri 15 soggetti, ed è partito l’iter burocratico di assegnazione che si è concluso solo l’11 agosto con la firma dell’atto di adozione presso il Dirigente dell’Ufficio Tecnico, senza il quale non avremmo potuto ufficialmente intervenire, anche per motivi di responsabilità e sicurezza. Nonostante fossimo in piena estate, con molti volontari in ferie e fossero partiti contestualmente i lavori di ristrutturazione della piazza con la recinzione della fontana, abbiamo comunque realizzato in questi giorni con la collaborazione preziosa di alcuni residenti una prima pulizia delle aiuole dove l’erba era ormai alta e c’erano diversi rifiuti, rimosso le erbacce negli interstizi della pavimentazione e innaffiato con delle taniche le piante di ibisco sopravvissute, in attesa che sia riattivato l’impianto di irrigazione. Abbiamo fatto questo sforzo, nonostante le temperature proibitive, per dare ai cittadini di rientro dalle ferie un primo segnale concreto dell’avvio di quella che speriamo sia la nuova stagione di una delle piazze più amate della città.

Nelle prossime settimane, chiederemo agli Assessorati ai Lavori Pubblici e al Verde Urbano e all’Ufficio Tecnico un incontro per conoscere i dettagli del progetto di riqualificazione e di manutenzione straordinaria di Piazza Vittorio Emanuele III, affidati con determina n. 14 del 19/01/26 per un importo complessivo di circa 130.000 euro. Dovrebbe essere previsto il rifacimento di tutto l’impianto della fontana (che in questi anni spesso è andato in tilt determinando la stagnazione dell’acqua), la riparazione della pavimentazione in cubetti di porfido sollevata nei pressi dei colletti e delle radici delle piante, la sostituzione delle piante seccate in questi anni (soprattutto dal lato della farmacia). Siamo in particolare interessati a capire quali interventi sono previsti per l’integrazione e valorizzazione del patrimonio botanico ed arboreo, nell’ottica di un risultato finale armonioso e sostenibile, ricordando comunque l’urgenza di una potatura “ordinaria” degli alberi esistenti, vista anche la recente caduta di alcuni rami (prontamente segnalata all’Ufficio Verde Urbano) ed i rischi connessi ai fenomeni meteo estremi che sicuramente seguiranno al caldo record di questa estate.

Chiederemo, inoltre, all’Ufficio Verde Pubblico di convocare tutti i soggetti (cittadini, imprese, associazioni) che hanno adottato le aiuole, per condividere le prescrizioni del “Regolamento per l’affidamento di spazi destinati a verde pubblico” del 2022, al fine di garantire uniformità e coerenza di intervento sia per quanto riguarda le nuove piante eventualmente da posizionare, le tipologie di recinzione e di cartellonistica.

Aversa Vivibile, pur non avendo tra i suoi volontari giardinieri professionisti, cercherà di fare del suo meglio nella manutenzione degli spazi verdi di Piazza Vittorio Emanuele III, pronta ad accogliere i suggerimenti e le segnalazioni dell’Ente Locale, dei cittadini o di altri adottanti più esperti, come quelli della vicina Piazza Savignano. Ma senza il coinvolgimento di tutta la comunità aversana, non potremo ottenere una riqualificazione ambientale e sociale duratura di questa piazza così importante. Speriamo, quindi, che la nostra adozione si trasformi in un laboratorio di cittadinanza attiva, un metodo da applicare anche in altre aree critiche della città come i parchi comunali, seguendo l’esempio dei “patti di collaborazione”.

Vi aspettiamo in piazza, anche per una semplice passeggiata, per far parte di questa scommessa di vivibilità e civiltà.

(Aversa Vivibile)

22/08/26AVERSA VIVIBILE: “LUCI ED OMBRE DELLA GARA D’APPALTO PER I SERVIZI DEL PARCO POZZI” (I parte)DOPO LE OBIEZIONI E...
22/08/2026

22/08/26

AVERSA VIVIBILE: “LUCI ED OMBRE DELLA GARA D’APPALTO PER I SERVIZI DEL PARCO POZZI” (I parte)

DOPO LE OBIEZIONI ESPRESSE SUL METODO POCO PARTECIPATIVO UTILIZZATO DALL’AMMINISTRAZIONE PER DECIDERE IL FUTURO DEL PARCO POZZI, L’ASSOCIAZIONE EVIDENZIA ALCUNE PERPLESSITÀ SULLA GARA D’APPALTO IN CORSO

Nonostante la pausa estiva e la continua telenovela amministrativa con i suoi scontri interni ci distraggano un po'🙄Aversa Vivibile ritiene importante non abbassare l'attenzione sulla procedura di gara attualmente in corso per l'affidamento ai privati di tutti i servizi di gestione del Parco Pozzi, oltre alla buvette.
Ci rendiamo conto che l'intervento è lungo (tra l'altro diviso in due puntate), ma per entrare del merito delle cose ci vuole tempo, studio delle carte e pazienza in chi vuole essere informato 🤷‍♂️🙏

Tra gli eventi che hanno animato questa torrida estate, vi è sicuramente il dibattito nato dalla decisione del Comune di Aversa di affidare con Delibera di giunta n. 46 del 06/08/26 ai privati tutti i servizi di accoglienza e gestione del Parco Pozzi (buvette, manutenzione verde-panchine-giochi, raccolta rifiuti, vigilanza, organizzazione eventi) a cui è seguita la rapidissima pubblicazione il giorno dopo della gara d’appalto con scadenza 28/09/26
L’Associazione Aversa Vivibile, con una nota del 10 agosto scorso, ha già espresso le sue obiezioni sul metodo seguito dall’Amministrazione Comunale, visto che non c’è stata nessuna consultazione preventiva con il Terzo Settore, né si è valutata la possibilità di applicare al Parco Pozzi lo strumento dei “patti di collaborazione” previsto dal Regolamento comunale per la gestione condivisa dei beni comuni del 2021 ed utilizzato per altri parchi cittadini. Inoltre, nell’ottica di far nascere un Servizio per il verde urbano attualmente inesistente, non abbiamo condiviso la scelta di affidare in toto tutti i servizi di gestione del parco ai privati (al massimo si sarebbe potuta affidare ai privati solo la buvette), temendo che, al di là delle dichiarazioni di principio circa il carattere “pubblico” ed “aperto” del sito, possano prevalere logiche economicistiche che non sempre sono coincidenti con l’esigenza di una corretta ed adeguata valorizzazione del patrimonio verde comunale.

Già nei giorni scorsi ci sono stati autorevoli e documentati interventi che hanno sollevato diverse perplessità, oltre che di metodo per la scelta di affidare l’intera area e tutti i servizi ai privati, sulla stessa correttezza tecnica del bando di gara. Ci riferiamo in particolare a quelli del consigliere Baldascino e dell’ex senatore Giuliano che hanno chiesto espressamente il blocco in autotutela della procedura di gara e l’avvio di una fase di confronto e approfondimento (per es. sulle competenze di Giunta e Consiglio sulla materia o sui limiti di motivazione di un DUP che parlava solo dei servizi di buvette), a cui si è aggiunta un’interrogazione urgente dei consiglieri di opposizione Baldascino, De Michele, Girone per fare luce su una procedura piena di anomalie e punti oscuri (ad es. lo stralcio del Parco Balsamo dalla gara attuale, il condizionamento dell’orario di chiusura del parco a quello del bar, la mancanza del PEF demandato ai partecipanti alla gara, i problemi relativi alla vigilanza)

In questo intervento cercheremo, mentre aspettiamo come tutti le risposte analitiche dell’Amministrazione, di entrare nel merito di quanto previsto dal bando di gara e dallo schema di concessione allegato, per provare ad immaginare I POSSIBILI SCENARI DEL FUTURO PARCO POZZI se il Comune continuasse con questa procedura (come sembra intenzionato a fare) senza recepire le obiezioni e richieste di revoca sopra indicate. L’intervento sarà diviso in due parti perché, per entrare nel merito di un documento tecnico complesso come un bando di gara, non si può essere superficiali e sintetici. Ora affronteremo le caratteristiche che dovrebbero avere le imprese partecipanti e il loro PEF, il ruolo del Terzo settore e i criteri per la costruzione del calendario di eventi. In un prossimo intervento analizzeremo i tanti servizi richiesti (oltre alla gestione della buvette) e il problema dei controlli e delle sanzioni. Ringraziamo chi avrà la pazienza di leggerci fino in fondo perché eserciterà quel diritto alla cittadinanza attiva, ad una corretta informazione e all’amministrazione partecipata che sono tra gli obiettivi principali di Aversa Vivibile.

I PARTECIPANTI ALLA GARA: PREREQUISITI IMPEGNATIVI PER POCHI E NECESSITA’ DI CONSISTENTI GUADAGNI PER FAR QUADRARE I CONTI
Il bando di gara è molto impegnativo tecnicamente ed economicamente e prevede che gli operatori possano partecipare in forma singola o associata, formula che ci appare necessaria viste le competenze multiple richieste per gestire servizi complessi molto diversi con personale qualificato e dotato di regolare contratto, pur essendo un “lotto unico” per garantire l’integrazione dei servizi. E’ vietata la subconcessione o l’affitto dei servizi a terzi ma non il subappalto e l’avvalimento, se dichiarati preventivamente. Il/i partecipante/i, inoltre, dovranno aver già svolto servizi analoghi di gestione contestuale della buvette e manutenzione verde in altri parchi per almeno 2 anni, aver avuto un fatturato di almeno 500.000 euro nell’ultimo bilancio, attivare una polizza fidejussoria di 100.000 annui (per 5 anni) come garanzia della corretta gestione del bene, oltre che un’assicurazione per responsabilità verso terzi con massimali molto alti. Se a questo aggiungiamo la necessità di prevedere un canone annuo (in teoria non obbligatorio) da versare come “royalty” al Comune per aumentare la competitività di un Piano Economico Finanziario (PEF) che sarà valutato con il criterio dell’”offerta economicamente più vantaggiosa”, capiamo che saranno veramente pochi i soggetti in grado di partecipare , sperando comunque che siano più di uno affinché ci sia almeno una valutazione comparativa, visto che il bando prevede anche la validità di una sola offerta. I partecipanti saranno loro a dover quantificare i costi da sostenere per i servizi (attività che secondo molti avrebbero dovuto fare preventivamente gli Uffici economici del Comune) e le fonti di introito (gestione buvette ed eventi a pagamento, già previsti dal bando) per dimostrare la sostenibilità dell’intera operazione finanziaria. Anche se saranno superate le legittime obiezioni procedurali su questo punto circa la rinuncia da parte dell’Ente di stabilire preventivamente il valore economico dell’appalto (è uno dei punti principali della interrogazione consiliare), appare chiaro che il costo dell’intera operazione sarà molto alto e richiederà all’operatore economico di sfruttare al massimo i servizi a pagamento offerti nel parco e di risparmiare su quelli previsti a suo carico dal bando, pena il fallimento economico del progetto. Siamo sicuri che questo approccio puramente economicistico garantirà nel tempo un uso corretto e sostenibile dal punto di vista ambientale del polmone verde, il cui carattere “aperto” e “pubblico” viene ribadito più volte nel bando di gara?

RUOLO STRUMENTALE DEL TERZO SETTORE E POSSIBILE PREVALENZA DEGLI ASPETTI QUANTITATIVI NEL PROGRAMMA DI EVENTI
Il ruolo del mondo associativo in questo bando è secondo noi secondario e in parte strumentale, a differenza di tanti altri comuni che individuano in questo soggetto non spinto da motivazioni esclusivamente economiche l’interlocutore privilegiato (già preventivamente in fase di progettazione degli interventi) per una gestione responsabile e condivisa di alcune aree verdi.
E’ vero che per partecipare il soggetto economico dovrà avere obbligatoriamente una convenzione con almeno uno tra: associazione di promozione sociale o di volontariato, associazione sportiva dilettantistica presente sul territorio (e qui varrebbe la pena di specificare se si tratta di territorio comunale, provinciale, regionale, ecc. per evitare possibili contestazioni) per attività di animazione culturale/territoriale; istituzione scolastica per attività didattiche e sportive degli studenti; comitato/associazione per la condivisione dell’attività di sorveglianza e manutenzione. Ma questo vuole dire che, giusto per fare un esempio, se si ha già una convenzione con una scuola (cosa ottima, ovviamente!) che casomai viene a fare qualche attività all’aperto, avendo assolto l’obbligo del bando potrebbero alla fine non esserci altre associazioni formalmente coinvolte nel progetto. In più ai comitati/associazioni viene delegato solo il ruolo strumentale di supporto alla manutenzione e vigilanza. Agli altri soggetti riconosciuti dal Codice del Terzo Settore (Aps, Odv, Asd) viene riconosciuta l’attività di animazione culturale/territoriale ma chissà perché non viene mai utilizzata la parola “ambientale”, pur trovandoci all’interno di un parco urbano (E non mi dite che questo tema rientra genericamente negli altri E’ una “dimenticanza” che dice tanto e che fa capire come il focus di tutta l’operazione non sia certo la valorizzazione ambientale del sito!) Sempre per simulare i possibili scenari, poiché la scelta del partner associativo è unidirezionale e non bidirezionale come nel caso dei “Patti di collaborazione”, è probabile che il soggetto economico scelga l’associazione che è in grado di portare con le sue attività nel parco quante più persone possibile che sono potenziali clienti della buvette dai cui guadagni dipende (legittimamente), al di là della validità intrinseca delle attività proposte (genericamente finalizzate alla valorizzazione del parco). Lo stesso criterio sarà probabilmente utilizzato anche per la redazione del “Piano di eventi e attività con proposte culturali, ricreative, sportive” da presentare a cura dei partecipanti (continuano a mancare quelle specificamente ambientali). Tra un qualificato corso di riconoscimento delle piante del parco con 20 partecipanti, un bel torneo sportivo con 200 atleti o una degustazione di prodotti tipici con 2000 ospiti attesi (tutte ottime e legittime iniziative, ovviamente!), voi come gestore della buvette cosa scegliereste ? Ma ai fini della valorizzazione e protezione del patrimonio arboreo e ambientale del parco quale attività sarebbe più pertinente e sostenibile? A deciderlo sarà il gestore privato dell’intero parco, anche se ovviamente viene riconosciuta la possibilità (e ci mancherebbe altro !) ad altri soggetti esterni e alla stessa Amministrazione di organizzare eventi nel Parco Pozzi, speriamo migliori della concessione alle giostre per racimolare quattro soldi con devastazione di aiuole e cordoli come accaduto in passato, chiaramente dovendo informare il gestore per evitare sovrapposizioni.
E’ bene chiarire a questo punto, infatti, che il concessionario si impegna con il Comune a realizzare due distinte tipologie di eventi (Punto 3 del bando)
a) realizzazione eventi culturali, sportivi, formativi da realizzarsi nel rispetto delle normative. previste in materia in grado di attrarre un numero significativo di beneficiari del territorio di riferimento.
b) realizzazione con oneri e spese, con rivalsa delle stesse sugli eventuali utenti secondo prezzi convenzionati proposti e ratificati dall’Amministrazione Comunale, delle seguenti attività: attività sportive; attività culturali; attività ludico-ricreative; educative.
Avendo l’obbligo di dimostrare la sostenibilità del PEF, è probabile che si punterà soprattutto sulle attività del punto b), vista la possibilità di realizzare eventi con “oneri e spese” per gli utenti, certo da concordare con il Comune, e di tenere aperto il parco ben oltre le 12 ore minime previste. Se voi foste il gestore con tutti i servizi previsti dal bando da garantire e il personale specializzato da pagare (e su cui ci soffermeremo nella II parte dell’intervento), verso quale tipologia di eventi vi indirizzereste ?

CHE FINE FA LA SOSTENIBILITA’ IN QUESTA DI IDEA DI PARCO ?
Che la valorizzazione ambientale e la sostenibilità del parco non fossero proprio una priorità lo avevamo già capito leggendo il famoso DUP (Documento Unico di Programmazione) da cui parte tutta questa procedura, visto che tra gli obiettivi specifici per il triennio 2026/2028 nell’ambito della linea programmatica Aversa città "Sostenibile" (sigh !) rientrava appunto soprattutto: “Attivare procedure di concessione per la gestione dei locali da adibire alle buvette presenti nei principali parchi pubblici al fine di garantire la qualità dei servizi nei parchi comunali senza aggravio significativo per il bilancio comunale”.
E viste le esperienze realizzate in alcuni parchi cittadini e quello che si prevede per il Parco Pozzi, consentitemi una riflessione più ampia su questo punto. In una città in cui siamo abituati a vedere i nostri parchi chiusi da anni, abbandonati, vandalizzati e pieni di erbacce, giustamente salutiamo (a partire da me) il privato di turno che ce li ripulisce per organizzare un evento come un benefattore o un eroe cittadino, avendo perso la speranza che il Comune sia in grado di fare quella che nelle “città normali” si chiama “ordinaria manutenzione” Questo anche se per esempio si occupano le aiuole con decine di stand e conseguente calpestio di centinaia di persone, perché giustamente non erano ricoperte da un prato vero ma solo una distesa di erbacce e così ritorneranno dopo l’evento. Ma se l’obiettivo del progetto fosse (e, purtroppo, a quanto pare non lo è!) riqualificare veramente il patrimonio vegetale del Parco Pozzi, per esempio rigenerando e seminando un nuovo prato per renderlo simile a quello dei parchi “veri” e non solo limitandosi al mensile taglio dell’erba previsto dal capitolato (sperando che sia fatto più professionalmente degli ultimi che hanno lasciato stoppie e tagli irregolari dappertutto!) come sarebbe compatibile questo obiettivo ambientale con la legittima esigenza di organizzare tanti eventi anche a pagamento, il più partecipati possibili, per rifarsi giustamente delle tante spese che il Comune chiede di sostenere ? E chi stabilirà i limiti della sostenibilità ambientale degli eventi (protezione delle aiuole e piante da installazione stand e calpestio, gestione differenziata dei rifiuti non solo nella buvette, limitazione dei rumori dovuti alla probabile amplificazione a tutela dei residenti, di chi va nel parco a cercare un po’ di tranquillità e dell’avifauna, ecc.), in assenza di una specifica regolamentazione e soprattutto di controlli adeguati, difficili da garantire per la nota carenza di organico dei Vigili Urbani e dello stesso Ufficio tecnico ? (CONTINUA nella II parte)

Nando Pirro (Aversa Vivibile)

19/08/26Aversa Vivibile come tutti i cittadini e le cittadine, le associazioni e le istituzioni, esprime il proprio ramm...
19/08/2026

19/08/26
Aversa Vivibile come tutti i cittadini e le cittadine, le associazioni e le istituzioni, esprime il proprio rammarico per il drammatico crollo (anche per le conseguenze che avrebbe potuto avere !) che ha riguardato 2 giorni fa l'antico Complesso di San Francesco delle Monache, patrimonio della Diocesi di Aversa ed uno dei simboli identitari della città ☹️
Si sta mettendo il sito in sicurezza e sono partite le indagini per accertare cause tecniche del crollo ed eventuali responsabilità. Ma chiediamoci soprattutto perchè siamo di fronte, a quanto pare, all'ennesimo "disastro annunciato" e cosa fare concretamente per monitorare adeguatamente il ricco ma spesso degradato patrimonio storico-artistico cittadino, prevenendo possibili incidenti del genere. Che ognuno faccia la sua parte, cosapevoli che non è un compito facile. Sarebbe opportuno, per questo, coinvolgere le Facoltà di Ingegneria ed Architettura che hanno la loro sede in questa città, insieme ai relativi ordini professionali.
La cittadinanza può continuare a tenersi informata, a segnalare alle autorità competenti i possibili pericoli anche per altri monumenti, a collaborare attivamente a tutte le inziative che saranno attivate per promuoverne la ricostruzione. Aversa non può arrivare in queste condizioni al suo Millenario 🙏🌈

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