01/09/2026
01/09/26
UN INTERESSANTE INTERVENTO DEL GIORNALISTA AVERSANO GIUSEPPE CRISTIANO SULLA NECESSITA' DI AVVIARE STRATEGIE URBANISTICHE E AMBIENTALI ADEGUATE DI CONTRASTO AI CAMBIAMENTI CLIMATICI, ANCHE NELLA NOSTRA CITTA'
LE ALTE TEMPERATURE ORMAI COSTANTI PER MESI RICHIEDONO INTERVENTI DI DEPAVING (rimozione asfalto e cemento dove possibile) E FORESTAZIONE URBANA CHE AD AVERSA SONO ANCORA OCCASIONALI E NON SEMPRE REALIZZATI ADEGUATAMENTE (vedi la bocciatura dei progetti comunali di depaving), MENTRE LE AREE ASFALTATE E CEMENTIFICATE CRESCONO CONTINUAMENTE
GLI ALBERI NON SONO SOLO ELEMENTI DECORATIVI MA "INFRASTRUTTURE VEGETALI" SEMPRE PIU' INDISPENSABILI CHE RICHIEDONO UN PROGETTO INTEGRATO LUNGIMIRAMTE, INVESTIMENTI ADEGUATI ED UN SERVIZIO PUBBLICO EFFICIENTE DI MANUNTENZIONE DEL VERDE URBANO CHE NON PUO' ESSERE DELEGATO SOLO AI PRIVATI
NELL'ARTICOLO SONO FORMULATE PROPOSTE CONCRETE SULLA POSSIBILE TRASFORMAZIONE IN SENSO AMBIENTALE DI ALCUNE STRADE CITTADINE
Depaving, forestazione urbana, ombreggiatura artificiale, acqua micronizzata: le armi contro le estati sempre più torride
Aversa, il caldo non si può più combattere solo con il telecomando del condizionatore (di G.Cristiano)
Una domanda dovremmo iniziare a farcela tutti, amministratori, tecnici, professionisti e semplici cittadini: come sarà Aversa tra dieci o quindici anni se le estati continueranno a diventare sempre più roventi? La risposta, purtroppo, non è difficile da immaginare. Più energia consumata, bollette alle stelle, strade deserte nelle ore centrali della giornata, anziani chiusi in casa, attività commerciali costrette a sostenere costi crescenti per rinfrescare gli ambienti. E soprattutto una città sempre più ostile a chi la vive.
Per troppo tempo abbiamo affrontato il problema delle temperature elevate come se fosse una questione privata. Fa caldo? Accendiamo il condizionatore. Fa ancora più caldo? Ne compriamo uno più potente. È una risposta comprensibile, ma non può più essere la soluzione. Anzi, probabilmente non lo è mai stata. I climatizzatori rappresentano un rimedio individuale a un problema collettivo. Consumano energia, producono calore che viene espulso all'esterno e comportano costi che aumentano anno dopo anno. Pensare che l'intera popolazione possa difendersi dalle future ondate di calore esclusivamente attraverso l'aria condizionata significa ignorare la realtà economica e climatica che abbiamo davanti.
Le estati che ci attendono saranno probabilmente più lunghe e più torride di quelle che abbiamo appena vissuto. Su questo punto la comunità scientifica internazionale è sostanzialmente concorde.
Non siamo di fronte a un'emergenza temporanea ma a una trasformazione che richiede nuovi strumenti e nuove idee. Una di queste idee ha un nome ancora poco conosciuto: depaving. La parola può sembrare tecnica, ma il concetto è semplice. Significa togliere asfalto e cemento laddove non sono indispensabili, restituendo spazio al terreno naturale. In altre parole, permettere alla terra di tornare a svolgere il proprio lavoro: assorbire l’acqua piovana. Per decenni abbiamo impermeabilizzato tutto ciò che era possibile impermeabilizzare. Marciapiedi, cortili, piazze, spazi pubblici. Abbiamo coperto il terreno fino quasi a dimenticare che sotto l'asfalto esiste ancora il terreno. Eppure quella terra potrebbe diventare una delle nostre più preziose alleate. Un suolo libero assorbe l'acqua piovana, contribuisce a ridurre il surriscaldamento delle superfici urbane e favorisce la presenza di vegetazione. Un suolo coperto da asfalto, invece, si comporta come una gigantesca piastra che accumula calore per tutta la giornata e lo restituisce lentamente durante la sera e la notte. È anche per questo motivo che in molte zone della città il caldo continua a essere soffocante anche molto dopo il tramonto.
Aversa non è certamente l'unica città ad affrontare questo problema, ma presenta alcune caratteristiche che dovrebbero spingerla ad agire più rapidamente di tante altre. La densità abitativa è elevata, gli spazi verdi sono limitati e la quantità di superfici impermeabili è enorme. Inoltre esiste un'altra questione spesso sottovalutata: lo smaltimento delle acque meteoriche. Quando si verificano precipitazioni intense, una quantità enorme di acqua viene convogliata direttamente nelle fogne. Il terreno non riesce ad assorbirla perché è stato quasi ovunque coperto da cemento e asfalto. Il risultato è che l'intero sistema di smaltimento delle acque viene sottoposto a una pressione crescente. Non occorre essere ingegneri per comprendere che una rete fognaria progettata molti decenni fa per una città molto più piccola incontra inevitabilmente maggiori difficoltà nel servire una popolazione (reale, non quella sulla carta) che nel frattempo è quasi raddoppiata.
Il depaving, dunque, non è soltanto una misura contro il caldo. È anche una forma di adattamento urbano ai fenomeni meteorologici estremi. Naturalmente nessuno immagina di trasformare Aversa in un parco naturale. Si tratta piuttosto di individuare progressivamente gli spazi che possono essere ripensati. E gli esempi non mancano. Uno dei casi più evidenti riguarda l'area prospiciente il nuovo edificio scolastico di via Riverso. Il lungo tratto di marciapiede realizzato davanti alla struttura appare oggi come una vasta superficie asfaltata. Nulla di irregolare, sia chiaro. Ma viene spontaneo domandarsi se non sarebbe stato possibile prevedere già in fase progettuale ampie aiuole destinate ad accogliere alberi di medio e alto fusto. Quegli alberi, tra qualche anno, avrebbero prodotto ombra, ridotto la temperatura dell'area e migliorato la qualità dello spazio pubblico.
È proprio questo il punto: bisogna iniziare a progettare pensando al clima che verrà, non a quello che avevamo venti o trent'anni fa. In questo senso un ruolo importante potrebbe essere svolto dalla Facoltà di Architettura presente in città. Aversa possiede una risorsa culturale e scientifica che molte realtà urbane non hanno. Università, professionisti e studenti potrebbero lavorare insieme per elaborare modelli innovativi di rigenerazione urbana e adattamento climatico.
Accanto al depaving esistono altre soluzioni relativamente semplici. La forestazione urbana, ad esempio, non consiste solo nel piantare qualche albero per abbellire una strada. È una strategia che punta a creare una rete diffusa di vegetazione capace di modificare concretamente il microclima cittadino. Gli alberi ombreggiano, filtrano gli inquinanti e raffrescano l'ambiente attraverso l'evapotraspirazione. Poi c'è il tema dell'ombreggiatura artificiale. Molte città mediterranee utilizzano grandi teli sospesi tra gli edifici per proteggere le strade più esposte al sole. Basta passeggiare sotto una copertura ombreggiante per percepire immediatamente la differenza di temperatura. Via Roma, via Seggio, via Costantinopoli e tante altre strade del centro storico sembrano quasi disegnate per ospitare interventi di questo tipo durante i mesi più caldi. Infine esiste la nebulizzazione dell'acqua, una tecnologia ormai ampiamente collaudata. Minuscole particelle d'acqua vengono diffuse nell'aria da appositi impianti installati in alto sugli edifici. Il consumo idrico rimane contenuto perché si tratta di acqua micronizzata. Le goccioline evaporano subito e sono talmente piccole da non riuscire neanche ad arrivare a terra, ma l'effetto di rinfrescamento sulle aree sottostanti risulta sorprendentemente efficace.
Certo, nessuna di queste soluzioni, presa singolarmente, risolverà il problema. Insieme, però, possono contribuire a rendere Aversa più vivibile. La questione fondamentale è che il cambiamento climatico non è più qualcosa che riguarda altri territori o le generazioni future. Sta già modificando la nostra quotidianità. Lo vediamo nelle temperature record, nelle notti tropicali sempre più frequenti, nelle ondate di calore che sembrano non finire mai. Ormai siamo arrivati alla quinta. Possiamo continuare a rincorrere il problema oppure iniziare ad affrontarlo. Per anni abbiamo pensato che il progresso consistesse nel coprire ogni metro quadrato disponibile con il cemento. Oggi forse il vero progresso consiste nel fare l'esatto contrario: restituire spazio alla terra, all'acqua e agli alberi. Non per ragioni ideologiche. Per assoluta necessità. Perché il caldo che stiamo vivendo oggi potrebbe essere ricordato, tra qualche anno, come il più fresco delle estati future.
E Aversa non può permettersi di arrivare impreparata a quel tragico appuntamento.
Giuseppe CRISTIANO