20/06/2026
IL GRANDE INGANNO: TRENT'ANNI DI PRIVATIZZAZIONI, PRECARIETÀ E SMANTELLAMENTO DEI DIRITTI SOCIALI.
«VI ACCUSO. HO LE PROVE.»
Francesco Maranta
Mentre l'opinione pubblica veniva distratta da un flusso continuo di notizie leggere, scandali effimeri e promesse rassicuranti, l'Italia veniva trasformata profondamente. Una trasformazione economica e sociale che ha modificato il volto del Paese, cambiato il ruolo dello Stato e trasferito immense ricchezze e poteri verso grandi gruppi economici e finanziari.
Tutto è stato presentato come inevitabile: modernizzazione, efficienza, competitività, liberalizzazione. Ma a distanza di oltre trent'anni è legittimo chiedersi chi abbia realmente beneficiato di queste scelte.
Le privatizzazioni: il patrimonio pubblico messo sul mercato
La stagione delle privatizzazioni prende avvio nei primi anni Novanta, durante i governi Amato (1992-1993) e Ciampi (1993-1994), proseguendo poi sotto governi di centrodestra e centrosinistra che, pur divisi su molte questioni, hanno condiviso la stessa impostazione economica.
A essere ceduti o liberalizzati furono settori strategici costruiti con il lavoro e tasse di generazioni di italiani: telecomunicazioni, energia, trasporti, servizi pubblici locali.
Nel 1997 viene privatizzata Telecom Italia. Nel settore energetico si procede alla liberalizzazione del mercato elettrico e del gas. I governi fanno in modo che lo Stato arretra e il mercato avanza.
Le FERROVIE vengono riorganizzate. L'azienda pubblica viene trasformata in una holding composta da più società. La rete ferroviaria viene separata dal servizio di trasporto e i binari diventano accessibili ad operatori privati dietro pagamento di canoni.
Le promesse erano sempre le stesse: più concorrenza, biglietti meno cari, servizi migliori, puntualità garantita.
Gli italiani ci hanno creduto.
Oggi, però, decina di milioni di cittadini continuano a fare i conti con aumenti tariffari, soppressioni di tratte locali, disservizi e un sistema che privilegia soprattutto le linee economicamente più redditizie. E il processo non è concluso: nuovi operatori continuano ad affacciarsi sul mercato ferroviario per contendersi le tratte più remunerative.
Persino L'ACQUA è diventata un affare.
L'acqua, bene essenziale per la vita, è stata progressivamente affidata a società strutturate secondo logiche aziendali e di profitto. Una scelta che continua nonostante le forti contestazioni popolari ( vedi le proteste di questi mesi, del movimento contro la privatizzazione a Napoli ) non dimenticando che nel 2011 ha portato milioni di cittadini a chiedere, attraverso il referendum, una gestione orientata all'interesse pubblico.
L' EURO e l'erosione del potere d'acquisto, questa scelta fu un vero atto terroristico.
Il 1° gennaio 2002 entra in circolazione l'euro.
Per molti cittadini quella data coincide con l'inizio di una progressiva perdita del potere d'acquisto. I salari sono rimasti sostanzialmente fermi mentre il costo della vita è aumentato costantemente.
Intere fasce della popolazione hanno visto ridursi la propria capacità di spesa. Famiglie che un tempo riuscivano a vivere con dignità oggi faticano ad arrivare alla prima settimana del mese.
La SANITÀ pubblica sotto attacco
Parallelamente è proseguito il definanziamento della sanità pubblica.
Tagli al personale, riduzione dei posti letto, liste d'attesa interminabili e crescente difficoltà nell'accesso alle cure hanno aperto spazi sempre più ampi al settore privato.
Chi può permetterselo paga visite ed esami; chi non può, spesso rinuncia a curarsi o attende mesi.
Si è così consolidato un sistema nel quale il diritto universale alla salute rischia di trasformarsi progressivamente in un servizio sempre più condizionato dalle disponibilità economiche dei cittadini.
Lavoro precario e pensioni più lontane
Anche il mondo del lavoro è stato profondamente modificato.
Dal Pacchetto Treu del 1997 alla Legge Biagi del 2003, fino al Jobs Act del 2015, si sono moltiplicate le forme di occupazione precaria, i contratti temporanei e il lavoro frammentato.
La promessa era creare occupazione. Vigliacchi
Il risultato per milioni di lavoratrici e lavoratori è stato invece un aumento dell'insicurezza e della ricattabilità.
Nel frattempo le riforme pensionistiche hanno progressivamente allungato la permanenza nel mondo del lavoro, rendendo sempre più difficile l'accesso alla pensione per milioni di persone. Con la scusa che la vita si è allungata si arriva alla pensione distrutti.
L'orrore è stato la criminalizzazione del disagio e delle proteste
Mentre crescevano precarietà, povertà e disagio sociale, molte forme di protesta sono state descritte come problemi di ordine pubblico anziché come richieste di giustizia sociale. Il decreto fascista sulla sicurezza ne è la prova.
Disoccupati, lavoratori in lotta, movimenti territoriali e realtà sociali denunciano da anni una crescente riduzione degli spazi di partecipazione e di dissenso.
LA SENTENZA DI CONDANNA DEI BROS A NAPOLI È INSOPPORTABILE.
Allo stesso modo, numerose associazioni che operano nel campo della salute mentale lottano e denunciano il progressivo smantellamento dei servizi di psichiatria territoriale, la chiusura delle Unità dalle ore 20 alle 8 del mattino e dei festivi nella più grande Asl d' Europa la Napoli 1, mostra il livello di crudeltà oltre a una progressiva insufficienza dei servizi territoriali e delle strutture pubbliche dedicate all'assistenza delle persone più fragili.
Una domanda che non può più essere evitata
Dopo oltre trent'anni di privatizzazioni, liberalizzazioni, precarizzazione del lavoro e riduzione del ruolo delle garanzie conquistate con lotte dure, è necessario interrogarsi sul bilancio reale di queste politiche.
L'Italia è davvero diventata più giusta?
I servizi pubblici sono davvero migliorati?
Le disuguaglianze si sono ridotte?
Oppure ci troviamo di fronte a un Paese nel quale sempre più cittadini lavorano di più, guadagnano meno, pagano servizi più costosi e vedono restringersi progressivamente diritti che sembravano acquisiti?
Sono domande che meritano una risposta seria e collettiva. Perché il futuro di una nazione non può essere affidato esclusivamente alle esigenze del mercato, ma deve tornare a mettere al centro la dignità, il lavoro, la salute e il benessere delle persone. Come e cosa bisognerà fare per il diritto alla vita certamente non può più essere quello che è stato fatto sino ad oggi. AU COMBAT !