14/06/2026
Monnezza di stato. Le terre dei fuochi nell'Italia dei veleni
ANCORA UN MORTO TRA GLI EX OPERAI DELLA ISOCHIMICA DI AVELLINO
Ancora una vittima dell'amianto. Ancora una vita spezzata da una delle pagine più vergognose della storia del lavoro in Italia.
Ad Avellino si è spento un altro lavoratore della ex Isochimica. Un uomo che, come tanti altri, ha pagato con la salute e con la vita il prezzo di un lavoro svolto nello scoibentamento delle carrozze ferroviarie contenenti amianto.
Morto per aver lavorato in quello che è stato uno dei più scandalosi appalti della storia industriale italiana. Un appalto affidato all'imprenditore Elio Graziano, che sin dall'inizio suscitò dubbi e proteste. Le carrozze venivano scoibentate ad Avellino, in condizioni che negli anni sono state al centro di inchieste, processi e denunce. Giovani lavoratori, spesso poco più che ragazzi, venivano mandati a svolgere attività estremamente pericolose per salari che a malapena consentivano di mantenere una famiglia.
Noi lavoratori delle Officine Grandi Riparazioni di Santa Maria La Bruna non restammo in silenzio. Scioperammo. Lottammo. Arrivammo a occupare l'officina per oltre un mese. Andammo ad Avellino per denunciare ciò che stava accadendo. Cercammo di rompere il muro dell'indifferenza e di far comprendere la gravità di quanto si stava consumando sotto gli occhi di tutti. Ma trovammo resistenze, silenzi e troppe complicità.
Ancora oggi mi domando: dov'erano le istituzioni? Dov'erano gli enti preposti ai controlli? Dov'erano le autorità sanitarie? Dov'erano i sindacati che avrebbero dovuto difendere i lavoratori più deboli? Dov'erano le associazioni ambientaliste e quelle impegnate nella tutela dei diritti sociali? Perché non si costruì un fronte comune capace di fermare una tragedia annunciata?
Sono domande che attendono ancora risposte.
La vicenda Isochimica non riguarda soltanto gli operai che hanno lavorato direttamente nello scoibentamento delle carrozze ferroviarie. Riguarda migliaia di persone. Riguarda le famiglie che hanno assistito impotenti alla malattia dei propri cari. Riguarda una comunità intera che per decenni ha convissuto con le conseguenze dell'amianto. Riguarda tutti coloro che hanno visto il diritto alla salute sacrificato in nome del profitto.
Ogni volta che muore un ex lavoratore della Isochimica si riapre una ferita mai rimarginata. Una ferita fatta di dolore, rabbia e domande senza risposta. Perché mentre gli operai continuano a morire, il tempo della giustizia sembra non finire mai. Eppure dietro ogni nome c'è una vita spezzata, una famiglia distrutta, una storia che merita verità e rispetto.
Oggi piango un compagno di lavoro. Lo piango perché la fratellanza operaia non conosce confini. Non importa dove si sia lavorato: chi ha condiviso la fatica del lavoro sa che ogni lavoratore colpito è una ferita che appartiene a tutti.
Ma il dolore non mi fa smarrire la ragione. Al contrario, rafforza la mia convinzione che questa vicenda non debba essere dimenticata né archiviata nella memoria collettiva del Paese.
Per questo continuo e continuerò a indicare le responsabilità politiche, istituzionali e morali di chi avrebbe dovuto intervenire e non lo fece. Continuo e continuerò a denunciare i silenzi, le omissioni e le indifferenze che hanno accompagnato questa tragedia.
Ai lavoratori morti per l'amianto dobbiamo memoria.
Ai familiari dobbiamo verità.
A chi continua ad ammalarsi dobbiamo giustizia.
Perché nessun profitto vale una vita umana.
Francesco Maranta Portavoce Forum Diritti e Salute
Ex Operaio delle Officine Grandi Riparazioni di Santa Maria La Bruna (Napoli)