02/06/2026
Sono passati ormai 80 anni da quel 2 giugno 1946, quando gli italiani e, per la prima volta, le italiane consegnarono alle urne la loro volontà di voltare pagina. Volevano liberarsi dalle ombre di vent’anni di dittatura. Volevano non essere più sudditi di una monarchia che aveva tradito il Paese fiancheggiando il fascismo e che, dopo l’8 settembre ‘43, aveva lasciato l’esercito allo sbando. Così, dopo i sacrifici della sanguinosa e durissima guerra di liberazione, l’Italia, piegata dalla fame e dalla miseria, trovò la forza di risorgere dalle macerie e di intraprendere un nuovo cammino fatto di democrazia, diritti e libertà. Un cammino non certo facile, anzi più volte minacciato e ostacolato, che non s’è ancora concluso. Un cammino che ci invita a percorrere ancora quella strada ardua ma gratificante, impervia ma piena di libertà. Un cammino di conquiste e cambiamenti che hanno cambiato il volto del Paese e che, nonostante i nuovi fascismi e populismi, reclama a gran voce la partecipazione di quanti si riconoscono nei principi della Costituzione antifascista.
Il 2 giugno 1946 si votò, difatti, anche per l’Assemblea costituente, che ebbe il compito di redigere la nostra splendida Carta costituzionale. Padri e Madri costituenti, provenienti da esperienze politiche differenti, seppero dialogare tra di loro al fine di stabilire le regole per la convivenza civile della nuova Repubblica, della nostra democrazia. Un testo fondato sul lavoro, sull’uguaglianza, sul rispetto, sulla dignità umana, sull’equilibrio tra i poteri, sulla tutela dei diritti dei più deboli: principi che ancora oggi invocano piena attuazione. La nostra Carta, infatti, non è un semplice pezzo di carta, ma un documento vivo, intriso di sangue e di speranza. È il testamento spirituale di chi ha pagato con la vita il diritto alla libertà; ogni suo articolo è stato scritto tenendo a mente l’orrore del totalitarismo per fare in modo che non potesse mai più ripetersi.
(continua nei commenti)