21/08/2025
C’è una legge fondamentale nella comunicazione social: tutto deve apparire più bello di quello che è o che è stato. Questa legge, nel nostro caso, suggerirebbe di insistere sui tasti dell’esaltazione, dell’enfasi, dell’armonia di gruppo, dei nonostante-tutto. Crescere invece significa guardare sempre più profondamente negli occhi le leggi della vita, una delle quali si può sintetizzare così: non sempre la realtà corrisponde al proposito di bene che si ha nel cuore, e quando questa corrispondenza non si realizza, si sperimentano amarezza, delusione e tristezza.
Quest’anno i primi due giorni del Festival è piovuto, e la pioggia ha in parte annullato e in parte rovinato quanto avevamo preparato. Con grande entusiasmo avevamo immaginato il concerto dei Faber Quartet e avevamo registrato l’approvazione di moltissimi corenesi per uno spettacolo dedicato a De André in una festa organizzata da giovani: questo concerto non è avvenuto. Con grande entusiasmo avevamo preparato quello che doveva essere il Color Run più bello di sempre: è piovuto su terra, strade, sacche, strumenti, cavi, cartelloni, colori, e un po’ anche sui nostri cuori. Con un piccolissimo entusiasmo, invece, ci siamo svegliati la domenica mattina, godendoci poco o niente la serata di chiusura del nostro Festival.
Eppure non tutto si esaurisce nel negativo. Abbiamo notato, commossi e grati, segni visibili dell’affetto di tutte le persone che ci sono venute a trovare. Molti di voi non si sono fatti scoraggiare dalla pioggia o dalle previsioni cattive, decidendo di ve**re e di rimanere comunque, aspettando sotto gli alberi o i gazebi che la situazione si rimettesse in piedi, donandoci sguardi e parole di partecipazione e conforto. Abbiamo notato tantissimi bambini giocare al parco con i colori anche sotto la pioggia, con la gioia di chi ha nel cuore solo il desiderio di divertirsi e non ha tempo di concentrarsi sulle condizioni sfavorevoli. Abbiamo notato che, ancora una volta, i giorni del Festival, collocati nella settimana in cui molti corenesi tornano a casa, sono stati un’occasione per incontrarsi dopo tanti mesi, per parlare, scherzare e ballare, per abitare il paese con gioia.
Voi invece avete certamente notato che, nei momenti di massima fatica fisica ed emotiva, i ragazzi dello Staff hanno stretto i denti, dandosi una mano reciprocamente, ostinatamente, senza mai gettare la spugna davanti alle avversità, che sembravano le grandi protagoniste di quest’edizione. A ciascuno è stato chiesto di dare di più, e ciascuno, per come ha potuto, lo ha offerto. Questo è il modo con cui l’associazionismo ci educa alla responsabilità: davanti a un problema che non abbiamo scelto, ci viene chiesta una fatica che non pensavamo di fare. Alla fine si può essere stanchi, e certo anche un po’ nervosi, ma innegabilmente si è imparato meglio come si vive insieme. E noi crediamo sia questa, in fondo, la missione di ogni associazione: aiutarsi l’un l’altro a imparare come si vive insieme.
Tutto questo ci fa credere che il LaSotto Festival abbia un senso profondo, che va al di là della proposta musicale e gastronomica, al di là della tecnica, al di là della pioggia, che va al di là di quanto riesce a realizzarsi di ciò che tutto l’anno prepariamo. E crediamo sia proprio per questo che, nella fatica di un’edizione così compromessa e nell’amarezza ancora da metabolizzare, stiamo già pensando all’anno prossimo.
Grazie a tutti
Lo Staff