01/06/2026
FONDAZIONE CR ASTI E BANCA DI ASTI: IL TEMA È L'AUTONOMIA DELLA POLITICA DAI CENTRI DI POTERE ECONOMICO
In queste settimane il dibattito pubblico astigiano si è concentrato su indiscrezioni, retroscena e rapporti personali tra esponenti politici. Una discussione che rischia però di allontanare l'attenzione dalla questione realmente centrale.
Al di là del chiacchiericcio politico, delle indiscrezioni e delle ricostruzioni più o meno interessate, ciò che deve essere chiarito davanti alla città è un punto molto più rilevante: l'effettiva indipendenza delle forze politiche, di maggioranza e di opposizione, dai vertici della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e della Banca di Asti.
È questa la questione che riguarda direttamente la qualità della democrazia locale. I cittadini hanno il diritto di sapere che chi li rappresenta esercita il proprio ruolo in piena autonomia, senza condizionamenti, senza rapporti privilegiati e senza subordinazioni nei confronti dei principali centri di potere economico e finanziario del territorio. La credibilità della politica si misura proprio nella sua capacità di mantenere una netta distinzione tra interesse pubblico e interessi particolari.
Per questo riteniamo che la discussione debba concentrarsi sulla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, sulla Banca di Asti e sui nuovi equilibri che si sono determinati negli ultimi mesi. Chiunque ricopra ruoli pubblici o ambisca a governare la città deve dimostrare nei fatti piena indipendenza da qualsiasi potere economico, finanziario o imprenditoriale.
Asti ha bisogno di istituzioni forti e autonome, capaci di agire esclusivamente nell'interesse della collettività. Quando i confini tra politica, finanza e grandi interessi privati diventano sfumati, si indeboliscono la trasparenza, la credibilità delle istituzioni e soprattutto la fiducia dei cittadini, che è il primo e più importante fondamento della democrazia.
Fin dall'inizio della vicenda abbiamo sostenuto la necessità di una scelta chiara da parte di chi ha assunto contemporaneamente incarichi istituzionali e ruoli ai vertici del sistema bancario e fondazionale locale. Abbiamo chiesto le dimissioni dagli incarichi pubblici perché riteniamo che tali sovrapposizioni generino inevitabili problemi di opportunità e di indipendenza.
Ma abbiamo sempre affermato con altrettanta chiarezza un principio: se un incarico deve essere lasciato, non dovrebbe essere quello affidato dagli elettori. Il mandato ricevuto dai cittadini attraverso il voto rappresenta infatti un patto democratico che dovrebbe prevalere rispetto a incarichi ottenuti successivamente all'interno di organismi bancari o fondazionali.
Questo principio vale per tutti. Vale per il Sindaco Maurizio Rasero, eletto per amministrare la città e successivamente approdato ai vertici della Banca di Asti. Vale allo stesso modo per il consigliere comunale del Partito Democratico entrato negli organismi della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti. In entrambi i casi riteniamo che si sia determinata una evidente contraddizione rispetto al mandato ricevuto dagli elettori.
Chi è stato eletto dai cittadini dovrebbe considerare prioritario l'impegno assunto verso la comunità. Diversamente si rischia di trasmettere l'idea che il ruolo pubblico sia utilizzato come strumento per accedere a incarichi più influenti all'interno dei principali centri di potere economico e finanziario del territorio.
La vicenda pone inoltre interrogativi che meritano risposte chiare. Quali criteri hanno guidato le recenti scelte ai vertici della Fondazione? Hanno pesato esclusivamente competenze, capacità e visione strategica oppure anche equilibri politici e rapporti consolidati nel tempo?
Non si tratta di questioni marginali o di polemiche strumentali: si tratta della sostanza stessa del rapporto tra cittadini, istituzioni e poteri economici. Quando la percezione pubblica è quella di una commistione tra ruoli, incarichi e interessi, a perdere non è solo la singola figura coinvolta, ma l’intero sistema istituzionale locale.
Per questo è necessario alzare lo sguardo e affrontare la questione per ciò che è realmente: non un tema di gossip politico, ma un problema di equilibrio democratico e di trasparenza strutturale.
La città merita chiarezza, autonomia della politica e una netta separazione tra interesse pubblico e interessi particolari. È su questo terreno che si misura la qualità della democrazia locale. Serve un cambio di passo netto, non cosmetico, che riporti al centro il principio di responsabilità pubblica e il primato del mandato elettorale rispetto a qualsiasi altra appartenenza o incarico.
Solo così si può ricostruire fiducia. Solo così si può evitare che i cittadini percepiscano le istituzioni come un sistema chiuso, autoreferenziale o condizionato da centri di potere esterni. E solo così la politica può tornare a essere ciò che deve essere: servizio alla comunità e non scala per altri percorsi.
Mentre altri discutono di nomine e assetti di potere, noi continuiamo a lavorare per costruire un'alternativa credibile, fondata sul bene comune, sulla trasparenza amministrativa e sull'indipendenza della politica da ogni centro di potere economico e finanziario.
Ambiente Asti