23/11/2025
Senza che nessuno ci invitasse o ce lo chiedesse ieri siamo scese e scesi in strada a fare informazione coerente con lo stato attuale del fenomeno della violenza contro le donne e sul significato del 25 novembre, a distribuire contatti a cui rivolgersi, a ricordare che una rete sul territorio esiste.
Siamo un gruppo di giovani del territorio, cresciuti a Tor San Lorenzo che non si riconoscono nel modo in cui ad Ardea è stato scelto di trattare questo tema.
Il 25 novembre non è una festa.
Non è una passerella rosa, non è intrattenimento, non è un’occasione per distribuire frasi stereotipate o dati travisati spacciati per “informazione”.
Il 25 novembre nasce dalla storia delle sorelle Mirabal: donne ribelli, politicamente pericolose per un regime che le ha uccise perché erano donne, perché erano libere, perché resistevano.
Trasformare questa giornata in una “notte rosa” significa cancellarne il senso, la radice politica, il motivo stesso per cui esiste.
Abbiamo visto diffondere messaggi semplicistici, vittimizzanti, stereotipati.
Parole che non raccontano la violenza, ma la banalizzano.
Parole che non prevengono, ma confondono.
Parole che finiscono per colpevolizzare o per ridurre le donne a slogan da serata.
E tutto questo senza invitare chi ogni giorno lotta davvero contro la violenza:
il centro antiviolenza, gli sportelli del territorio, le professioniste che ascoltano, accolgono, accompagnano, proteggono, costruiscono prevenzione vera attraverso cultura, educazione, rete e presenza quotidiana.
A noi le feste piacciono. Ma non quando si fanno sulla pelle delle donne e con soldi pubblici spesi per un palco.
Fate tutte le feste che volete, gli altri 364 giorni dell’anno.
In parchi ancora chiusi, in strade dimenticate, nelle piazze abbandonate.
Ma non il 25 novembre.
Non nel giorno in cui si dovrebbe lasciare spazio alla voce di chi la violenza la affronta davvero.
Chiamare “prevenzione” ciò che prevenzione non è, tradisce le parole.
E noi alle parole ci teniamo:
le parole fanno cultura e cambiamento.
Perché la violenza è strutturale e per smontare un sistema strutturale serve un lavoro strutturale.
Non una festa.
Serve una rete che non lasci indietro nessuna.
Serve responsabilità collettiva.
💜 Tutti i giorni, non una volta l’anno.