09/03/2026
Riportiamo qui di seguito la 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐀𝐧𝐠𝐮𝐢𝐥𝐥𝐚𝐫𝐚 che abbiamo letto insieme ieri sera in Piazza del Comune.
Eccola per tutte e tutti!
-----------------------
L’uccisione di Federica Torzullo che ha colpito in modo devastante le famiglie coinvolte, ha rappresentato un 𝐭𝐫𝐚𝐮𝐦𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 anche per le donne e la cittadinanza di Anguillara.
La proclamazione del lutto cittadino è stata quindi un gesto importante che ha riconosciuto il dolore di una comunità ferita. In diverse occasioni pubbliche si é parlato di una “violenza che non ammette spiegazioni”. Tuttavia, da donne, da cittadine crediamo invece che questa violenza debba essere nominata e riconosciuta per ciò che è: violenza maschile contro una donna che ha espresso la volontà di autodeterminarsi.
Si chiama 𝐟𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨.
Non si tratta di inserire la morte di Federica in una categoria, ma di evitare che la sua uccisione rimanga circoscritta al dolore delle famiglie e venga consegnata a una dimensione di sola responsabilità individuale, se non astratta, inspiegabile, quasi fatalistica.
𝐋𝐚 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧 "𝐦𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨" 𝐢𝐧𝐬𝐨𝐧𝐝𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞: 𝐡𝐚 𝐫𝐚𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐢𝐬𝐞, 𝐞𝐝 𝐞̀ 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐚, 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐮𝐭𝐚.
Quando si sceglie di non nominarla si rischia, anche involontariamente, di sottrarre quella violenza al suo contesto e quindi alla sua responsabilità collettiva.
La parola 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨 utilizzata spesso in questa tragedia ha suscitato per questo molte riflessioni. Sicuramente 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐞 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐠𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐢𝐦𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐧𝐢𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐫𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚, 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢, 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐟𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐠𝐮𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐞̀ 𝐚𝐜𝐜𝐚𝐝𝐮𝐭𝐨 𝐚 𝐅𝐞𝐝𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐠𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐚 𝐧𝐞́ 𝐮𝐧 𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐬𝐨𝐥𝐚𝐭𝐨.
𝐍𝐨𝐧 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨.
Sentiamo il bisogno di 𝐟𝐚𝐫 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐯𝐨𝐜𝐢, e porre l'attenzione su queste tragedie che continuano a consumarsi nelle nostre case, nelle nostre relazioni, nelle nostre comunità, troppo spesso nell’indifferenza o nell’imbarazzo e ancor più grave nel rischio di una rimozione collettiva.
Il femminicidio non è un fatto privato, non è un destino, non è un’emergenza improvvisa: è il risultato di una cultura e dell’esercizio di un potere sulle donne, di controllo, di possesso, di svalutazione.
Un potere che troppo spesso si traduce in violenza.
𝐂𝐨𝐦𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐬𝐢 𝐚𝐥 𝐬𝐨𝐥𝐨 “𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞".
Al femminicidio di Federica Torzullo così come a quello precedente di Federica Mangiapelo che hanno colpito a distanza di pochi anni la nostra comunità, dobbiamo poter dare un senso individuale e collettivo.
In momenti come questo, le parole private, ma soprattutto quelle pubbliche e istituzionali, non possono ridursi alla commemorazione: devono essere usate per prendere posizione, orientare e produrre azioni concrete educative, culturali, politiche per generare consapevolezza, cambiamento e prevenzione della violenza di genere.
𝐎𝐜𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐢𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐝𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐛𝐮𝐬𝐢, 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐮𝐨𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨, 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐞𝐠𝐮𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐜𝐨𝐞𝐬𝐚, 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐥𝐞 𝐞𝐝 𝐞𝐦𝐚𝐧𝐜𝐢𝐩𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚.
Serve la responsabilità di tutte e tutti, ma soprattutto serve un impegno politico e amministrativo preciso, capace di ROMPERE IL SILENZIO e farsi promotore degli interventi istituzionali necessari per porre in essere il cambiamento.
𝐄̀ 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐠𝐢𝐫𝐞.
𝐀𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞.
Noi non resteremo zitte.
Ci saremo!
PUOI FIRMARLA ANCHE TU QUI:
https://www.change.org/ZITTAMAI-letteraallacittadinanza