07/01/2026
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L’Aikidō non nasce per appartenere a un popolo ma come risposta a un’umanità segnata da separazione, da paura e da conflitto.
Morihei Ueshiba diceva che l’Aikido non è per il Giappone, ma per il mondo.
In questo tempo presente, segnato da guerre e smarrimento spirituale, l’Aikidō ricorda una verità essenziale: il vero nemico non è l’altro, ma la frattura che ci fa percepire l’altro come nemico.
Quando ci separiamo interiormente, il conflitto diventa inevitabile.
L’Aikidō sul tatami come nella vita, insegna a stare nel centro, a non rispondere alla violenza con la violenza, ma con lucidità e compassione attiva.
L’Aikido ci insegna che dietro ogni gesto distruttivo c’è un’energia spezzata che chiede di essere ricondotta all’armonia.
Per questo l’Aikidō non distrugge, non umilia, non annienta, non separa vincitori e vinti, ma al contrario ricompone ciò che è diviso, nel corpo, nella relazione e nello spazio tra gli esseri.
In un mondo che sembra sgretolarsi, l’Aikidō è un atto silenzioso che dice, senza parole: è ancora possibile vivere insieme in armonia senza annientarsi. #🈴