21/08/2026
🇮🇹 REAL CASE
“Quando finalmente non ho niente da fare, invece di rilassarmi mi sento inquieta. Mi sembra quasi di stare perdendo tempo.”
È una sensazione più comune di quanto sembri.
Quando siamo abituati a vivere tra impegni, notifiche, responsabilità e continue richieste di attenzione, fermarsi non produce necessariamente calma immediata.
A volte produce disagio.
Non perché siamo incapaci di riposare, ma perché la nostra mente può essersi abituata a un livello costante di attivazione.
E così riempiamo immediatamente il vuoto:
prendiamo il telefono,
cerchiamo qualcosa da fare,
pensiamo a domani,
controlliamo ciò che abbiamo dimenticato.
Il riposo, invece, può essere qualcosa che dobbiamo reimparare gradualmente.
Prova oggi con 10 minuti.
Niente produttività.
Niente obiettivi.
Niente telefono.
Osserva soltanto quanto è facile — o difficile — concederti di non fare.
Anche questa informazione racconta qualcosa del tuo rapporto con il benessere.
🇺🇸 REAL CASE
“When I finally have nothing to do, instead of relaxing I feel restless. It almost feels like I’m wasting time.”
It’s more common than we think.
When we’re used to constant tasks, notifications, responsibilities and demands on our attention, stopping doesn’t necessarily create immediate calm.
Sometimes it creates discomfort.
Not because we’re incapable of resting, but because our mind may have become accustomed to constant activation.
So we immediately fill the space again.
Sometimes, rest is something we need to gradually relearn.
Today, try ten minutes.
No productivity.
No goals.
No phone.
Simply notice how easy — or difficult — it feels to do nothing.
That observation can tell you something important about your relationship with rest.
— Julie Randazzo | Soul & Psyche