01/05/2024
Dipinta fra il 1895 e il 1896, "Fiumana" di Giuseppe Pellizza da Volpedo presenta rispetto ai precedenti bozzetti una vastissima massa di gente, come suggerisce il titolo. Il registro cromatico dell'opera è giocato su contrasti dal giallo al rosso, con dominanti sulfuree per le figure e toni blu verdognoli per lo sfondo. Il cielo di forte intensità azzurrata e il verde delle piante si riflettono sul terreno, mentre l'ombra in primo piano è abolita e il punto di vista meno alto sottolinea con enfasi la folla, collocata in posizione più avanzata. A ingrossare le fila dei protagonisti si aggiungono vari personaggi, tra cui una figura femminile con un bimbo in braccio, allegoria dell'umanità.
Grazie alla realizzazione di disegni e cartoni preparatori e sfruttando fotografie eseguite appositamente con i suoi modelli in posa, Pellizza persegue lo scopo di restituire vitalità a un popolo non più visto alla stregua di una natura morta, ma come gruppo compatto, vivente e palpitante. In tal modo gli restituisce una dignità e un valore universali - suggeriti dall'artista stesso in un poema scritto sul margine della tela - che saranno definitivamente ribaditi nella successiva e più celebre versione del tema, il "Quarto Stato".
"Fiumana" fungerà da trait d'union tra la collezione storica della Pinacoteca - il cui percorso si conclude con l'Unità d'Italia - e le prime sale di Palazzo Citterio, che ospiterà opere di fine Ottocento, fino agli esordi di Umberto Boccioni che studierà a fondo la tecnica divisionista di Pellizza, da cui prenderà le mosse per il Futurismo.