S'Atobiada - L'Incontro

S'Atobiada - L'Incontro La vendita del libro "S'Atobiada" (trad. L'Incontro) servirà a finanziare l'acquisto di un impianto fotovoltaico per l'Ospedale Pediatrico di Bimbo (RCA)

Siamo Pier Paolo Deidda (medico del 118 di Cagliari) e Regina Lorrai (Infermiera Prof.le 118 di Cagliari) da ormai 5 anni siamo impegnati a dare aiuto, sostegno, supporto ed attività volontaria presso l'ospedale pediatrico Pietro Celestino V - mantenuto dalle suore Celestine a Bimbo - Bangui nella Repubblica Centrafricana, uno dei paesi più poveri al mondo.

08/08/2026

Ir meiginas iscadias funt aliga, chi non c'è ddas fuliair bosatrus, tocat a ddu fairi nosu. Metecoi bos si cogliunit, onai croba candu preneis ir bustas.

03/08/2026

I messaggi per S'Atobiada vanno inviati Wa al 3493592050 non tramite Messanger

18/07/2026

Controllate con attenzione le scadenze dei farmaci prima della consegna, le piccole distrazioni ci costano care.

A nome di tutti i pazienti che beneficeranno dei farmaci raccolti questa sera al circolo Arci di Sardara, ringrazio chiu...
10/07/2026

A nome di tutti i pazienti che beneficeranno dei farmaci raccolti questa sera al circolo Arci di Sardara, ringrazio chiunque abbia contribuito al buon esito dell'incontro. Un grazie speciale a Ercole Melis, è stata soprattutto la sua volontà a rendere possibile l'evento. Mi scuso se non sono stato troppo rigoroso nel rispettare i tempi espositivi, quando i temi mi appassionano, ho difficoltà a tacere. Atrar bias!

10/07/2026
Non perdete l'occasione per conoscere dr. Munjiu
03/07/2026

Non perdete l'occasione per conoscere dr. Munjiu

Ci vediamo a Sardara il 10 luglio alle 18:30
29/06/2026

Ci vediamo a Sardara il 10 luglio alle 18:30

Presto a Sardara, fatelo sapere ai vostri amici

27/06/2026

Controllate la scadenza dei farmaci prima della consegna, i preparati scaduti ci creano molti problemi

È tempo di rientrare, ora il lavoro deve continuare da casa. Se il vostro sostegno non mancherà, ancora tante persone ri...
13/03/2026

È tempo di rientrare, ora il lavoro deve continuare da casa. Se il vostro sostegno non mancherà, ancora tante persone riceveranno assistenza medica e terapie adeguate. Dopo il lavoro, raggiungo l'aeroporto, il volo per Addis Abeba è nel primo pomeriggio. La stazione di Bangui è molto diversa da ciò che normalmente si intende per aeroporto, il solo spazio bitumato è la stretta pista di decollo per l'unico aereo in partenza. Chiedo all'autista che mi accompagna di superare la folla di facchini, che qualcuno in condizioni fisiche peggiori delle mie debba portare il mio bagaglio mi mette a disagio, oltretutto si tratta di una sola valigia semivuota. Eppure non vado via senza nulla, sono arrivato carico di cose, parto stracarico di pensieri. Troverò i miei pazienti l'anno prossimo? Riuscirò a tornare? Proverò. Al momento devo superare un'infinità di controlli, alcuni sono veramente incomprensibili. Apro la borsa sopra una panca sistemata alla buona, davanti c'è una signora che mi chiede se trasporto piante, lei è del dipartimento forestale. 40 cm più avanti, la scena si ripete, ma la seconda signora si occupa di animali. Poi c'è il signore dedicato all'esportazione di valuta e dopo quello per gli oggetti preziosi. Uno che lascia euro per portare via franchi sefar penso non sia ancora nato, ma chi non ha mai abbandonato questa polvere non lo sa. Al check in mi chiedono di salutare il Papa, avendone l'occasione lo farò. Al posto di polizia devo dichiarare dove sono stato ospitato, per quanto tempo.e con quale impegno. A tutti devo mostrare il passaporto. Bonsoir, raggiungo il gate, porto con m hue una bottiglia d'acqua. Ovunque oggetto proibito, qui nessuno ha avuto da ridire e poi ci sono 39 gradi, forse nella sala qualcosa pure in più. Siamo sotto il Ramadan, i pochi islamici presenti stendono i loro tappetini a nord-est e assolvono alle dovute lodi al Signore. La Mecca è lontana, il muezzin improvvisato non dispera. Un cinese filma tutto con il suo cellulare. Sul piccolo aereo cerco di riposare, il viaggio è lungo. La litania di un ragazzo mi sveglia all'improvviso, lui prega da seduto, forse la posizione impone l'aumento di volume. Viene servito un pasto, l'eccessivo uso di spezie rende tutto dello stesso sapore. Quando terminerà la digestione sarò già in ambulanza, spero non come paziente. Le luci di Addis Abeba mostrano un'Africa molto diversa da quella vista a Bangui, la città cresce a ritmi incalzanti, tra le vecchie case spuntano ovunque grattacieli, ogni anno ne trovo qualcuno che non ricordavo. Anche l'aeroporto cresce, i voli sono tantissimi, per ogni angolo della Terra, oggi però molti sono stati cancellati a causa della guerra. Sembra quasi di essere in Europa, anche il clima è diverso, l'aria di montagna si sente, bisogna coprirsi. Qualcuno è stato incauto, ha ancora la sabbia di Zanzibar tra le infradito, cerca calore nel caffè. Ovunque campeggia la scritta "Ethiopia Land of Origins", non sappiamo se tutti siamo partiti proprio da qui, certo è che la culla dell'umanità da qui non è lontana. Da quell'alba lontana siamo cambiati, le hostess che incontro hanno un aspetto molto diverso da come immagino dovesse apparire la vecchia Lucy. Di sicuro sono andati persi molti peli, la pelle ambrata si offre alla vista per il piacere degli occhi. Guardare intorno mi aiuta a fare trascorrere le ore. Due bimbi giocano a imitare gli eroi dei cartoni animati. Avranno 5 o 6 anni, uno è emiliano, l'altro campano..Sembrano veramente dei cartoni, incarnano degli stereotipi. L'emiliano ha i capelli rossicci, porta degli occhiali tondi, parla un italiano molto ricercato per l'età, un intellettuale in erba. Il campano ha un aspetto molto più curato, è biondo, vestito alla moda. Entrambi amano il calcio, il primo si lamenta dell'obbligo paterno di seguire le lezioni di judo, il secondo non vuole andare al catechismo. Lo scambio di opinioni è interrotto da un familiare del piccolo campano, a stento capisco cosa dica. Sorrido di gusto quando il piccolo emiliano chiede al nuovo compagnetto se il padre parla inglese. Il gate D27 apre, prossima tappa Fiumicino. Il volo è su un aereo molto grande, purtroppo anche molto affollato. Sarà una lunga notte!

Proprio mentre do uno sguardo alla pagina Centenari di Sardegna, vedo passare una vecchietta, è tra i primi pazienti ad ...
12/03/2026

Proprio mentre do uno sguardo alla pagina Centenari di Sardegna, vedo passare una vecchietta, è tra i primi pazienti ad arrivare. La concomitanza delle due cose attira la mia attenzione, so bene che a Bimbo solo gli alberi possono raggiungere simili traguardi. Il privilegio è negato persino alle case, tecniche di costruzione rudimentali e scarsa qualità dei materiali non permettono di sopravvivere a troppe inondazioni. La donna cammina con grande difficoltà, ma qui si può andare solo a piedi. Gli sterrati tra le baracche non consentono l'uso di sedie a rotelle, solo qualche religioso ne beneficia all'interno delle strutture del proprio ordine di appartenenza. Presto vengo a sapere che la signora ha solo 54 anni, di recente ha avuto un ictus, vorrebbe quindi sapere se la terapia che segue è corretta. Il fatto che sia sopravvissuta ha del miracoloso, ma non solo per la patologia. A destare maggiori perplessità è la terapia: amoxicillina di base e ciprofloxacina in caso di forte mal di testa. Capisco che dove la vita sia segnata da ogni sorta di malattia infettiva, le persone abbiano fiducia sull'uso degli antibiotici, forse però il caso richiede un'urgente raddrizzata, anche perché la pressione arteriosa della sfortunata suscita molte preoccupazioni: 205 di massima, 128 di minima. Spiegare che i farmaci utilizzati non hanno alcuna indicazione nel caso in esame risulta impegnativo, la donna sostiene di trarne grande beneficio. L'effetto placebo è potente, ma non mette al riparo la salute. Bisogna incutere paura, non certo per il gusto di spaventare le persone, quanto per la necessità di una migliore adesione alle raccomandazioni terapeutiche. Nonostante il fatalismo, nessun argomento è forte come la paura della morte. Anche questo è un po' strano, entra in contrasto con molte mie esperienze precedenti sempre in Africa. In diverse occasioni ho avuto la sensazione di peccare in chiarezza nel comunicare diagnosi infauste, le reazioni sono state tiepide, quasi di indifferenza. Ogni paziente è un capitolo a sé stante, superfluo fare generalizzazioni. A metà mattina arrivano brutte notizie, nelle prefetture sud-occidentali si registrano i primi casi di una nuova ondata di ebola. I problemi sono almeno due, disporre di vaccini in numero sufficiente e combattere gli assurdi pregiudizi nei loro confronti. In realtà c'è ne sarebbe pure un terzo: convincere la popolazione a seguire semplici norme di profilassi, partendo da quelle alimentari. Chi diffonde false notizie sulle terapie si rende conto che dissemina morte?

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